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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Una foto dura 70 anni. Cronaca e manifesti diventano “creazioni”

C’è un tema che sta generando una valanga di controversie giuridiche con protagonisti eccellenti come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Alberto Sordi e Lelio Luttazzi e perfino Mal, il cantante inglese più amato dagli italiani nostalgici di Furia cavallo del West. Si tratta dell’utilizzo di immagini fotografiche e pittoriche tutelate dal diritto d’autore, una sfera caratterizzata in passato da giungla normativa. Spetta al giudice stabilire se l’istantanea di un fotografo sia da considerarsi generica o se abbia valenza artistica. Una differenza con significative ricadute patrimoniali: nel primo caso il fotografo godeva di diritti di riproduzione per 20 anni dalla realizzazione, mentre nel secondo la foto veniva promossa opera dell’ingegno destinata a tutela fino a 70 anni dalla morte dell’autore.
Dallo scorso dicembre il distinguo si è ridotto di mezzo secolo: gli anni di tutela per la “fotografia semplice” sono passati da 20 a 70 dal momento dello scatto, mentre per la “fotografia creativa” restano 70 dal momento della morte dell’autore.
A dare un impulso decisivo alla riforma delle regole è stato il caso dell’immagine di Falcone e Borsellino scattata a Palermo il 27 marzo 1992 dal fotoreporter Tony Gentile nel corso della presentazione della candidatura alla Camera dei deputati del collega dei due magistrati Giuseppe Ayala. Quell’immagine, utilizzata per innumerevoli riproduzioni di merchandising, è stata oggetto di una vertenza tra l’autore Tony Gentile e la Rai per averla ripetutamente mandata in onda in programmi televisivi e pubblicata sul proprio sito web quale emblema di una campagna di educazione alla legalità senza autorizzazione e tantomeno l’erogazione di un compenso.
La Rai, però, ha vinto su tutti i fronti. Nel procedimento conclusosi nel 2024 il tribunale di Roma e poi la Corte d’appello e infine la Corte di cassazione hanno dato torto all’autore e classificato la foto nella categoria “semplice” pertanto relegata in pubblico dominio dopo 20 anni dalla sua realizzazione. I giudici hanno sostanzialmente ritenuto che l’unicità di quell’immagine non risieda nella capacità creativa dell’autore bensì nella eccezionalità del soggetto: i due magistrati uccisi dalla mafia poco tempo dopo quello scatto.
Una decisione, ultima di tante che avevano catalogato la fotografia come la più modesta delle opere dell’ingegno, che ha scatenato la protesta della categoria dei fotoreporter e del suo ampio seguito di sostenitori che reputa scatti come quello di Tony Gentile – o quello di Paolo Pedrizzetti che a Milano nel 1977 ritrasse l’autonomo con il passamontagna armato di P38 diventato simbolo degli anni di piombo e tanti altri a partire da quello di Adolfo Porry-Pastorel che nel 1915 immortalò a Roma l’arresto di un esagitato Benito Mussolini al termine di un comizio interventista – opere dell’ingegno di portata storica.
Un pensiero diffuso che ha determinato l’entrata in vigore il 18 dicembre del 2025 della legge sul diritto d’autore con il nuovo articolo 92 che ha sostituito il numero 20 con il 70 riguardo agli anni di protezione di una foto pur non creativa.
Le anticipazioni sulla nuova legge avevano suscitato l’allarme di diverse istituzioni che già in vista dell’approvazione del testo avevano indirizzato al ministro della Cultura Alessandro Giuli una lettera aperta che prefigurava danni incalcolabili a piccole case editrici, blog di comuni cittadini, imprese creative.
Di certo la nuova legge sta notevolmente accrescendo l’attività di recupero crediti. Ne sa qualcosa Alessandro Canestrelli junior, che guida la Reporters Associati&Archivi, affollato sodalizio di fotografi che vanta la custodia di cento milioni di scatti. Suo padre Alessandro Canestrelli senior immortalò l’Alberto Sordi di Un americano a Roma alle prese con gli spaghetti – “Maccarone m’hai provocato e io ti distruggo, io me te magno” – una foto che ha colonizzato l’arredamento delle trattorie di mezzo mondo. “Capita di finire in tribunale per la riscossione dei diritti di una foto – dice Canestrelli junior – anche se di solito si arriva a un accordo tra le parti”.
Sta di fatto che ora le richieste dei diritti d’uso pregresso delle immagini stanno interessando un numero cospicuo di studi legali. Nel mirino ricadono editori, galleristi, esercenti, artisti. Le richieste di risarcimento riguardano anche le immagini pittoriche tratte o ispirate dagli scatti fotografici: i manifesti per il cinema.
Il cantante Mal (al secolo Paul Bradley Couling) potrebbe finire in tribunale per aver pubblicato sul suo sito web le immagini di locandine che lo ritraggono quale protagonista dei suoi film, da Pensiero d’amore del 1969 a Amore Formula 2 del 1971. A contestargli la violazione del diritto d’autore con la richiesta di circa diecimila euro di risarcimento è la Sacwebphoto S.r.l. che fa capo a Marco Momigliano, principale proprietario italiano di manifesti cinematografici nonché animatore di una pregevole attività di restauro di tali opere. Mal ha cancellato dal proprio sito le locandine ma non intende pagare. Anzi, il suo legale ha diffidato Sacwebphoto dal diffondere l’immagine dell’assistito per scopi commerciali senza il suo consenso.
Momigliano a sua volta è accusato da diversi studi fotografici di commercializzare manifesti per il cinema in cui compaiono foto prodotte da loro. Va detto che i magistrati finora gli hanno quasi sempre dato ragione. Tiziana Appetito che gestisce l’Archivio Appetito contenente oltre 3 milioni di scatti realizzati dal padre Enrico, fotografo di scena di 700 film dei più celebrati registi, è in causa da anni contro Momigliano per lo sfruttamento commerciale del manifesto del film Il malato immaginario del 1979 in cui compare una foto del protagonista Alberto Sordi realizzata dal padre. “I giudici, sia in primo grado sia in appello, mi hanno dato torto definendo il fotografo di scena ‘un mero esecutore’ – protesta Tiziana Appetito – Ma io non mollo. Momigliano pretende di vedere riconosciuta l’opera dell’ingegno nelle sue locandine e chiede risarcimenti a tanti, anche alla mia amica Rossana Luttazzi per aver pubblicato senza autorizzazione quella che ritrae il marito Lelio. Ebbene io pretendo venga riconosciuta la valenza artistica nel lavoro di mio padre. Ricorrerò in Cassazione, confidando anche sugli effetti del nuovo articolo di legge sul diritto d’autore”.
“Non ho nulla contro Mal: il mio ufficio ha rilevato un abuso sul web e si è mosso di conseguenza. – sostiene Marco Momigliano – E non temo l’ostinazione di Tiziana Appetito: una posa storica sul set di un film è concepita dal regista, non dal fotografo. Ma non sempre vincere dà frutti positivi. Vinsi una causa contro la Rai e qualcuno se la legò al dito. Ora i legali Rai mi hanno denunciato per il presunto utilizzo di 42.000 foto, quelle che il loro ufficio stampa distribuisce per promuovere i programmi. Chiedono 84 milioni di euro di risarcimento. Io attendo serenamente il giudizio. Di contro ho denunciato la Rai per l’utilizzo non autorizzato del manifesto del film Ispettore Callaghan: il caso Skorpio è tuo! nella scenografia della serie L’ispettore Coliandro”.