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 2026  giugno 05 Venerdì calendario

Quattro medici a processo per la morte di Andrea Purgatori

Ci sono quattro nomi pesanti della medicina italiana nel fascicolo che prova a fare luce sugli ultimi mesi di vita di Andrea Purgatori. Quattro medici che, secondo la procura di Roma, avrebbero commesso una serie di errori diagnostici e terapeutici tali da contribuire alla morte del giornalista. Per questo il giudice li ha rinviati a giudizio: dovranno affrontare il processo con l’accusa di omicidio colposo.
Sul banco degli imputati finiranno il professor Gianfranco Gualdi, tra i radiologi più conosciuti del Paese, i suoi collaboratori Claudio Di Biasi (che per la procura deve rispondere anche di falso) e Maria Chiara Colaiacomo, e il cardiologo Guido Laudani.
Per i magistrati, il sostituto procuratore Giorgio Orano e il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, la vicenda è il risultato di una lunga catena di errori. Diagnosi sbagliate, accertamenti incompleti, terapie ritenute inappropriate. Tutto mentre le condizioni di Purgatori peggioravano progressivamente.
Il punto centrale dell’accusa è racchiuso nella consulenza depositata agli atti. Secondo i periti nominati dalla procura, il giornalista, pur essendo affetto da un tumore al polmone con metastasi, non sarebbe morto a causa della malattia oncologica. La causa del decesso andrebbe invece individuata nelle conseguenze di una endocardite infettiva che non sarebbe stata riconosciuta in tempo per consentire l’avvio delle cure adeguate.
Gli atti ricostruiscono nel dettaglio il percorso clinico di Purgatori. Tutto comincia l’8 maggio del 2023, quando il giornalista si sottopone a una risonanza magnetica. Il giorno successivo, secondo l’impostazione accusatoria, Gualdi avrebbe formulato una diagnosi di metastasi cerebrali “senza margini di dubbio”. Da quel momento viene avviato un trattamento radioterapico.
È proprio su quella diagnosi che si concentra una parte rilevante delle contestazioni. Per la procura il referto sarebbe stato redatto con “grave imperizia, negligenza e imprudenza”. Una valutazione che avrebbe portato a una terapia considerata dagli inquirenti non necessaria e particolarmente debilitante per il paziente.
Ma gli errori, secondo l’accusa, non si sarebbero fermati lì. Anche dopo una Tac eseguita nel giugno del 2023, Gualdi e Di Biasi avrebbero continuato a interpretare le immagini come compatibili con un quadro metastatico. Per i consulenti della procura, invece, quelle lesioni erano riconducibili a fenomeni ischemici. Una differenza decisiva. Perché mentre Purgatori proseguiva le cure oncologiche, la causa reale del peggioramento sarebbe rimasta senza risposta.
Quando le sue condizioni neurologiche continuano a deteriorarsi entra in scena anche il cardiologo Guido Laudani, già punto di riferimento del giornalista durante precedenti ricoveri nella clinica Villa Margherita. Anche nei suoi confronti la procura contesta una grave omissione. In presenza di un quadro clinico sempre più compromesso, sostengono i magistrati, non avrebbe attivato un percorso diagnostico adeguato per individuare le cause emboliche che stavano interessando il paziente.
L’epilogo arriva l’8 luglio. Purgatori viene ricoverato d’urgenza al policlinico Umberto I. È in quelle ore che, secondo gli inquirenti, si verifica un episodio destinato ad aggravare ulteriormente la posizione di Di Biasi. Il medico è accusato infatti di avere alterato la rappresentazione diagnostica delle immagini cerebrali. Secondo la contestazione, nel referto della risonanza magnetica avrebbe attestato la presenza di un “diffuso coinvolgimento secondario eteroplasico”, ovvero metastatico, nonostante fossero evidenti lesioni di natura ischemica. Un comportamento che, per la procura, sarebbe stato finalizzato a occultare il precedente errore diagnostico.
Sono queste le accuse che ora approdano davanti al tribunale. Sarà il processo – che inizierà il 12 gennaio 2017 – a stabilire se quelle scelte cliniche furono effettivamente determinanti nella morte di Andrea Purgatori o se, come sostengono le difese, i medici hanno agito correttamente.
“Massima soddisfazione per una decisione che convalida la tesi per cui nella gestione medica di Andrea Purgatori sono stati commessi gravi errori, a vari livelli, da parte di medici che operano verso cliniche private”, commenta l’avvocato di parte civile Alessandro Gentiloni.