Corriere della Sera, 5 giugno 2026
Cbs licenzia volti storici del settimanale «60 minutes»
Scott Pelley, da 37 anni corrispondente di «60 Minutes», è stato licenziato martedì sera da Cbs News, dopo avere accusato in una riunione la nuova direttrice della rete, Bari Weiss, di «assassinare» lo storico programma di approfondimento nato nel 1968, che trasformò il giornalismo televisivo con le sue inchieste e interviste. Pelley aveva criticato la nomina di Nick Bilton, documentarista con scarsa esperienza televisiva, come nuovo produttore esecutivo. Pelley è stato convocato nell’ufficio del presidente di Cbs, Tom Cibrowski, che lo aspettava con Weiss, Bilton e i responsabili delle risorse umane. Alcune ore dopo quello che il Wall Street Journal ha definito uno scambio teso, è stato licenziato. Secondo il Journal, Weiss aveva parlato con l’amministratore delegato di Paramount David Ellison, figlio del miliardario di Oracle amico di Trump, che le aveva consigliato di parlarne con il giornalista. Weiss ha poi detto allo staff: «Mi interessa solo lavorare in una redazione costruita sulla fiducia e il rispetto reciproco»». Ha aggiunto che i dirigenti avevano cercato un compromesso con Pelley ma non c’erano riusciti. Il giornalista ha ribattuto che erano «apertamente ostili» e non avevano proposto alcuna soluzione: li ha accusati di aver interferito nei suoi servizi per motivi politici.
È l’ennesimo capitolo di una crisi della rete e del suo programma più famoso, che si è affermato con scoop sul massacro di My Lai in Vietnam nel 1969 (un soldato ammise di avervi partecipato); sull’omicidio del quattordicenne nero Emmet Till nel 1955 che riaprì l’inchiesta giudiziaria; sulla complicità della Cia nel traffico di cocaina negli Stati Uniti negli anni Novanta; sull’industria del tabacco che manipolava i livelli di nicotina e sminuiva i rischi del fumo; fino all’intervista di Anderson Cooper con la pornostar Stormy Daniels sui rapporti con Trump (record di 22 milioni di spettatori).
Negli ultimi sei giorni altre due corrispondenti sono state licenziate da «60 minutes», Sharyn Alfonsi e Cecilia Vega; la star Anderson Cooper se n’è andato dopo 20 anni. Sono cambiati editori e produttori. Paramount intanto sta cercando di chiudere l’accordo per acquisire la compagnia rivale Warner Bros Discovery, che controlla Cnn (una delle reti più critiche di Trump).
Cbs nega di avere motivi politici e spiega i cambiamenti di Weiss (direttrice da ottobre, dopo che Paramount ha acquistato la sua piattaforma online di notizie e opinioni, The Free Press) citando un aumento di audience del 9% (dati Nielsen) e un nuovo approccio necessario in un’epoca cui la tv non ha più l’attenzione e la credibilità di una volta. Weiss dice che le «notizie devono riflettere la realtà, capirla e non demonizzarla». Ma i critici dicono che proprio lei sta erodendo la credibilità di una rete rispettata. A dicembre Weiss aveva sospeso un segmento, uscito poi un mese dopo, su una controversa prigione di massima sicurezza in El Salvador usata da Trump per mandarvi migranti venezuelani, dicendo che doveva essere lavorato di più.
Tutti i network hanno visto diminuire l’audience, ma Cbs più di altri, il che ha portato di per sé a tagli. Questo l’ha anche resa più vulnerabile. Sotto il precedente proprietario, Cbs ha patteggiato per chiudere una causa contro «60 minutes» di Trump che la accusava per il montaggio e i tagli in un’intervista con Kamala Harris. Dopo il patteggiamento, arrivò il via libera del governo federale all’acquisto di Paramount.