Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 05 Venerdì calendario

I tedeschi hanno soprannominato Merz «Draussenkanzler», il cancelliere rimasto fuori

Nella passione dei tedeschi per i soprannomi, ne è stato coniato uno nuovo per Friedrich Merz: da Aussenkanzler, il «Cancelliere degli Esteri», com’è noto dall’inizio (per la passione verso la politica internazionale) a Draussenkanzler, il «Cancelliere che resta fuori», dopo la sonora bocciatura dalla Germania a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza Onu, battuta da due «pesi» medio-piccoli come Austria e Portogallo. Berlino e il cancelliere continuano a inanellare batoste, nell’esatto momento in cui si propongono come mediatori per l’Ucraina, e il centro del riarmo europeo.
Si può dire, certo, che è una sconfitta simbolica. Però Berlino ha investito molto nella candidatura. E si può obiettare che è difficile incidere dal Consiglio di Sicurezza semiparalizzato, con l’Assemblea generale che si distingue per i suoi voti illiberali: se non fosse che la Germania è con 5 miliardi l’anno il secondo contribuente dell’Onu (alcuni deputati Cdu già chiedono di tagliare i fondi). Si può rilevare, con molti esperti di geopolitica come Constanze Stelzenmüller, che non ha senso relativizzare il diritto internazionale (come Merz fece sul Venezuela e sull’Iran, quando disse che non funziona) e poi aspirare a un posto al tavolo che lo promuove.
La verità, però, è che la sconfitta non origina lì. Berlino ha perso, da una parte, molto sostegno per la sua difesa a oltranza di Israele, motivata da ragioni storiche. E soprattutto per l’opposizione che ha montato la Russia, denunciata dal ministro degli Esteri Johann Wadephul: «Non è un segreto», ha detto, che «la Russia ha manovrato per tenere fuori la Germania». Difficile non vedere, episodio dopo episodio, come stia montando la tensione tra i due Paesi, come Putin tema, presagisca e ingigantisca le proiezioni di egemonia tedesca sul fianco est, fino a farne un’ossessione. Ed è all’Onu che ha voluto portare, e vincere, lo scontro con Berlino.
Si pone poi la questione di Friedrich Merz, che ieri non ha cercato scuse. Il nomignolo «Draussenkanzler» ha una sfaccettatura ironica, il cancelliere «di fuori», come auspicano quelli che già vorrebbero dargli il benservito. Sono mesi che il cancelliere non ottiene vittorie convincenti, più o meno da dicembre, quando la sua proposta di finanziare l’Ucraina con gli asset russi congelati fu bocciata al Consiglio Ue. Come se lì avesse imboccato le sliding doors: e da allora, quello che doveva essere un facilitatore dell’Europa ha imboccato la via calante, piena di errori e valutazioni sbagliate. L’Iran è stato il colpo di grazia: ha sottovalutato la guerra, convinto che «fossero gli ultimi giorni del regime». Invece, la Germania, dopo una timida ripresa, si è ribloccata. L’AfD è esplosa. Due settimane fa, la Bild ha scritto di una cospirazione nella Cdu per far fuori Merz, sostituendolo con il più giovane e centrista Hendrik Wüst. La crisi è rientrata, i malumori e il panico nella Cdu di fronte all’erosione del consenso no. E certamente, un’altra sconfitta internazionale non migliora un’immagine ammaccata.