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 2026  giugno 05 Venerdì calendario

Meloni in Montenegro: non cambia la linea su Kiev nell’Unione, prima i Balcani

Sarà qui per parlare di allargamenti, ma anche per ribadire la linea italiana: l’Ucraina, sostenuta e difesa da 4 anni, è giusto che entri nell’Unione europea, ma non ora. Giorgia Meloni è attesa al vertice Europa-Balcani di Tivat e confermerà che prima ci sono, appunto, il Montenegro che ospita questo summit (e che già si vede nella Ue fra due anni) e l’Albania dell’amico Edi Rama (che punta allo storico passo entro il 2030). La faccenda però si intreccia con l’iniziativa di Germania, Regno Unito e Francia. I tre governi non solo spingono, al contrario dell’Italia, per l’ingresso rapido di Kiev fra i 27 di Bruxelles ma soprattutto sono al lavoro, d’intesa con il presidente Volodymyr Zelensky, per avviare colloqui con la Russia per arrivare ai negoziati di pace. La mossa dei Volenterosi lascia molto «scettica» la premier Meloni e carica di un retrogusto polemico la vigilia di questo vertice. Per il governo italiano infatti «senza l’America Kiev non sarebbe restata in piedi e senza l’America non si chiude con un buon esito alcun negoziato». La riflessione che arriva da Palazzo Chigi è «di sistema». E va oltre i rapporti più che «complicati» degli ultimi mesi con l’amministrazione di Donald Trump. Così, almeno ufficialmente, non c’è irritazione di Meloni ma si punta al pragmatismo: bene qualsiasi iniziativa che porti alla pace, purché non sia velleitaria. D’altronde, è la riflessione generale, lo stallo delle trattative con Mosca è sotto gli occhi di tutti. I rapporti con Zelensky? «Ottimi», si affrettano a dire dal governo.
Meloni atterrerà in tempo per il pranzo di lavoro con i leader europei perché prima, alle 11, sarà a Reggio Calabria per partecipare all’anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri. Sarà qui, invece, per spingere l’allargamento della Ue ai Paesi dei Balcani che da anni hanno aperto i negoziati, accompagnandoli con riforme non sempre facili da attuare. In lizza, oltre ai padroni di casa e all’Albania, ci sono anche Moldova, Bosnia, Macedonia del Nord e Serbia.
La linea di Roma, però, rischia di scontrarsi già oggi con quella di Parigi e Berlino che spingono – con tanto di documento programmatico congiunto che parla di nuovo slancio per le adesioni – per l’entrata parallela di Kiev. Su questa barricata c’è pure il Regno Unito (anche se non è presente all’appuntamento). È chiaro dunque che Volodymyr Zelensky sarà il convitato di pietra, all’hotel Regent con vista sulle bocche di Cattaro, piccoli fiordi adriatici.
La premier auspica che la discussione non viri alla fine sull’Ucraina, restando ben piantata sull’allargamento ai Balcani, considerati sempre più strategici in ottica di sicurezza e stabilizzazione geopolitica.
Tuttavia il documento firmato ieri dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz (capofila dell’operazione Ucraina nella Ue) più soprattutto la mossa per i negoziati di pace senza l’Italia, rendono il clima abbastanza frizzante.
Oltre ai capi di Stato e di governo, ci saranno i rappresentanti delle istituzioni europee: dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Un anticipo del Consiglio che si terrà a Bruxelles fra due settimane quando si discuterà anche dell’ingresso dell’Ucraina in attesa di capire l’evoluzione dei negoziati di pace.