Corriere della Sera, 5 giugno 2026
Zelensky scrive a Putin: «Incontriamoci»
La pace tra Russia e Ucraina è forse possibile, ma alle condizioni imposte da Vladimir Putin, che nel quinto anno di guerra s’impegna a sbandierare una fiducia nella supremazia delle sue forze armate che da tempo ormai la realtà dei campi di battaglia non conferma. Il presidente russo ha parlato ieri con i giornalisti al Forum economico internazionale di San Pietroburgo. E tuttavia i suoi toni pacati, il tentativo di affrontare i grandi problemi scaturiti dalla sua scelta di invadere proditoriamente l’Ucraina il 24 febbraio 2022 non riescono a dissipare l’aureola di fragilità della sua posizione attuale, confermata dal successo dei raid di droni ucraini che ancora mercoledì mattina, poche ore prima dell’apertura del Forum, hanno colpito le infrastrutture energetiche nella zona portuale della stessa San Pietroburgo e le navi della flotta del Baltico.
Punto centrale del suo discorso resta la tradizionale condizione di Mosca per cui Kiev dovrebbe preventivamente rinunciare all’intero Donbass.
«Le nostre truppe stanno avanzando ovunque. Ormai controlliamo l’intero Lugansk, oltre l’85 per cento del Donetsk e l’80 della regione di Zaporizhzhia», sostiene riferendosi alle due regioni che compongono il Donbass. Affermazioni smentite da Kiev, dove vengono esaltate la tenuta del fronte e addirittura la liberazione negli ultimi tre mesi di alcune centinaia di chilometri quadrati di territorio.
Putin rilancia però anche un’apertura al dialogo, già emersa a sprazzi negli ultimi mesi, per cui pare sia disposto a negoziare direttamente con lo stesso Volodymyr Zelensky. Non va dimenticato che in precedenza Putin lo aveva definito «neo-nazista» e «assolutamente illegittimo», sostenendo la necessità delle elezioni a Kiev e che qualsiasi trattato di pace dovesse venire firmato da un altro presidente ucraino.
Per dare più legittimità alle sue parole, il capo del Cremlino menziona «le basi di discussione» che a suo dire sarebbero state concordate con Donald Trump lo scorso 15 agosto a Anchorage. Ma anche questo punto necessita di chiarezza per il motivo che il summit in Alaska venne allora presentato come un nulla di fatto e segnò in realtà la sospensione dei tentativi di mediazione americani.
In ogni caso, Zelensky coglie la palla al balzo e a sua volta rilancia la proposta di un summit a quattr’occhi con il leader russo. «Non avere paura di imboccare la via d’uscita dalla guerra. Questa è la cosa principale che ti viene richiesta ora», scrive in una lunga lettera rivolta a Putin e pubblicata sul sito della presidenza ucraina. «Hai trascorso quasi la metà dei tuoi 26 anni al potere a fare la guerra all’Ucraina ma ora possiamo vedere che questa guerra sta portando conseguenze sempre più negative per la Russia. Non vogliamo un conflitto permanente». Poco dopo Trump ha commentato: un incontro Putin-Zelensky «sarebbe fantastico».
Tra le apparenti novità del discorso di Putin c’è anche la sua disponibilità a concedere un ruolo all’Unione europea. «La Ue potrebbe aiutare a risolvere la crisi ucraina», aggiunge, sostenendo però che l’Europa «non deve diventare un blocco militare». In proposito lui ripropone come mediatore l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, che proprio a causa dei suoi ruoli controversi ai vertici dei giganti energetici russi legati a Gazprom è visto a Bruxelles come il Cavallo di Troia al servizio di Mosca. Nella nebbia delle dichiarazioni che arrivano da San Pietroburgo si aggiungono le parole del fedelissimo dello zar, Kirill Dmitriev, che per favorire i rapporti con l’amministrazione di Washington è tornato a parlare del progetto del tunnel «Putin-Trump» sotto lo stretto di Bering. Ma per ora sono coinvolte unicamente aziende russe e manca la firma della parte americana.