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 2026  giugno 04 Giovedì calendario

Tunisia, ergastolo all’ex leader islamista Ghannouchi

L’ergastolo è stato pronunciato contro Rached Ghannouchi, già leader di Ennahda, partito islamista moderato tunisino, che dal 2011 in poi, subito dopo la “rivoluzione dei gelsomini”, dominò la scena politica del Paese per almeno un decennio. 84 anni, malato da tempo, ma in carcere già dal 2023, Ghannouchi è sempre stato un personaggio discusso e uno dei principali rivali del presidente attuale, Kais Saied, eletto nel 2019 proprio in nome della battaglia contro gli islamisti. Ma sotto Saied, in preda a una deriva autoritaria a partire dal 2021, quando chiuse i battenti del Parlamento, accentrando i poteri nelle proprie mani, in carcere non sono finiti solo gli islamisti, ma rappresentanti di tutta l’opposizione politica e di ogni tendenza (a parte chi è riuscito a fuggire all’estero), oltre a esponenti della società civile e giornalisti. E tutto questo di fronte a un’opinione pubblica, che ondeggia tra paura e indifferenza (non crede più alla politica) e distratta da una crisi economica endemica che si aggrava. Intanto, nessuna critica arriva dall’altra sponda del Mediterraneo, dal governo di Giorgia Meloni, che ha reiterato a più riprese il suo appoggio all’uomo forte di Cartagine.
Ghannouchi è stato condannato all’ergastolo per aver creato “un apparato di sicurezza segreto”, assieme ad altri membri di Ennahda, il suo partito. Sull’uomo pesano già altre sentenze di condanna, per un totale di 106 anni di carcere, sulla base di diverse imputazioni, tra cui il “complotto contro al sicurezza dello Stato”. Secondo fonti del partito, sono almeno 150 i membri già condannati, in attesa di giudizio o in esilio all’estero. D’altra parte, nelle carceri tunisine si trovano ormai gli esponenti principali di tutte le forze politiche di opposizione a Saied, come Abir Moussi, leader del Pdl, partito laico e sovranista, emanazione delle dittature passate di Habib Bourguiba e di Zine El-Abidine Ben Ali, ma che dopo la rivoluzione del 2011 scelse la democrazia. La donna, popolare e famosa per i suoi comizi agguerriti, è stata arrestata il 3 ottobre 2023 e poi condannata con diverse sentenze per un totale di dodici anni di carcere, per imputazioni diverse, come “incitazione alla violenza fra i cittadini” e “turbamento dell’ordine pubblico”. Ma in tutto sono decine (forse quasi un centinaio) gli uomini politici in carcere, compreso Jawhar Ben Mbarek, figura della sinistra tunisina, da sempre in lotta per la democrazia.
Intanto, il 12 maggio scorso sono state confermate in appello le condanne a tre anni e mezzo già inflitte a due giornalisti conosciuti, Mourad Zeghidi e Borhen Bsaies, per i quali l’Ong Reporter senza frontiere parla di “mobbing giudiziario”. Erano intervenuti in un dibattito televisivo e avevano espresso critiche verso Saied. Incarcerati nel maggio 2024, avrebbero dovuto essere liberati nel gennaio scorso, ma allora nuove accuse sono state rivolte ai due professionisti, in particolare di malversazioni finanziarie (ma secondo la loro difesa nessuna prova di illeciti è stata riscontrata). Sono solo alcuni esempi anche qui di una lista lunghissima di giornalisti, avvocati e militanti della società civile oggi dietro le sbarre. Da sottolineare: le condizioni di vita (e per tutti, non solo chi è incarcerato per le opinioni espresse) sono durissime in Tunisa, con celle sovraffollate, sporche e infestate da topi.