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 2026  giugno 04 Giovedì calendario

Sfida unitaria del campo largo: "Rivedere le spese militari"

Non è ancora un accordo di programma, la strada appare ancora lunga e pure piuttosto impervia. Ma la mozione unitaria presentata alla Camera da tutte le forze d’opposizione – per rivedere il Patto di stabilità e gli impegni di spesa assunti da Meloni in sede Nato – rappresenta il primo significativo passo verso una posizione comune in politica estera che il centrosinistra non era mai riuscito a raggiungere.
Novità che costringe il centrodestra a correre ai ripari per evitare di spaccarsi: grazie a un’inversione dell’ordine dei lavori approvata in fretta e furia, si decide di anticipare l’esame della legge delega sul nucleare e rinviare il voto sulla risoluzione a prima firma 5s, poi siglata da Pd, Avs e Iv in fondo a un certosino lavoro di mediazione. Mossa che scatena le proteste dei progressisti: «Siamo alla dittatura della maggioranza», tuona il dem Fornaro. «Non c’è una scadenza, non c’è una ragione d’urgenza, non c’è un motivo al mondo per una forzatura del genere», tuona il renziano Giachetti.
In realtà, però, una ragione c’è. Da mesi Matteo Salvini è in sofferenza sulla vicenda armi. Da mesi FI e Lega litigano su Europa e difesa comune. Esattamente il fianco puntato dalle opposizioni, anche per provare ad allargare la crepa aperta nella coalizione di governo. La mozione unitaria in dieci punti chiede infatti di ridurre drasticamente la soglia del 5% che la premier ha garantito a Trump e destinare i risparmi «al contrasto della povertà assoluta, al sostegno della sanità pubblica, di famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare». Non solo. Pd, M5s, Avs e Iv sollecitano pure la promozione di «una politica di difesa comune europea» e investimenti finanziati con eurobond sul modello del Next Generation Eu, da trasformare in strumento permanente.
Trovare una sintesi, tuttavia, non è stato facile. Ci sono voluti diversi giorni di lavoro e grande pazienza per superare le frizioni interne al campo largo. La prima stesura, firmata dal contiano Filippo Scerra, risultava difatti «indigeribile» a buona parte del Pd e naturalmente ai renziani. Dentro, c’erano tutti cavalli di battaglia a cinquestelle: no al RearmEu (come Salvini), vari passaggi ideologici sul bellicismo, era stata persino fissata la soglia della spesa Nato sotto il 3% del Pil.
Solo un’accurata ripulitura del testo, espunto di tutti i punti critici, ha consentito l’intesa. Che però lascia fredda l’ala riformista del Pd. «L’apprezzamento per i passi in avanti fatti non equivale a una luce verde», avvertono: «La settimana prossima ci sarà il Consiglio europeo, ci sono ancora tante cose da valutare prima dell’arrivo in aula della mozione». Ma Piero De Luca, capogruppo dem in commissione Affari europei, fra gli artefici della mediazione, è fiducioso: «Abbiamo messo un altro mattone verso la costruzione di un’alternativa all’attuale governo, evidenziando come sulla politica estera le opposizioni siano più unite della maggioranza».