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 2026  giugno 04 Giovedì calendario

Il ddl Valditara sull’educazione affettiva è legge

Via libera definitivo dell’Aula del Senato con 78 voti favorevoli e 38 contrari al ddl Valditara in materia di consenso informato in ambito scolastico. Il testo, già approvato dalla Camera, diventa legge. 
Il testo varato si propone di informare tempestivamente e accuratamente le famiglie o gli studenti maggiorenni affinché possano esprimere il proprio consenso informato preventivo, per iscritto, a iniziative extracurriculari e agli ampliamenti dell’offerta formativa sui temi attinenti all’ambito sessuale. Conosciuto anche come ddl Valditara, dal nome del ministro dell’Istruzione, si compone di tre articoli. Innanzitutto, si dispone che le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso scritto dei genitori o degli studenti se maggiorenni, per attività didattiche sulla sessualità. A tal fine, le scuole devono mettere a disposizione, per opportuna visione, il materiale didattico che intendono utilizzare. 

Richiede il consenso preventivo scritto dei genitori o degli studenti maggiorenni anche la partecipazione alle iniziative extracurriculari eventualmente previste dal piano triennale dell’offerta formativa (Ptof). Anche in tal caso l’adesione è subordinata alla previa visione del materiale didattico da utilizzare. 
Entrando nel dettaglio, il consenso deve essere richiesto entro il settimo giorno antecedente allo svolgimento delle attività. In caso di mancata adesione, gli studenti si astengono dalla frequenza alle attività. E ancora, durante lo svolgimento delle lezioni extracurriculari e di ampliamento dell’offerta formativa che coinvolgano minorenni, è sempre garantita la presenza di un docente. 
È invece fatto divieto di svolgere qualunque progetto o attività didattica avente ad oggetto l’ambito della sessualità nelle scuole dell’infanzia o primarie. In tema di coinvolgimento di soggetti esterni alle attività scolastiche, tale coinvolgimento viene subordinato alla deliberazione del collegio dei docenti e all’approvazione del consiglio d’istituto. Ai fini della selezione dei soggetti esterni, il collegio dei docenti definisce i criteri per procedere alla comparazione e alla valutazione dei titoli e della comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica delle materie oggetto dell’intervento. I criteri devono considerare anche la coerenza con le finalità educative e l’adeguatezza rispetto all’età e alla maturazione degli alunni. Nelle intenzioni della maggioranza in Parlamento «la libertà educativa dei genitori è un principio cardine; spetta infatti ad essi l’ultima parola su temi così delicati e personali come la sfera affettiva e sessuale».
Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato «tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni- commenta il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara- In questo applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri». Hanno votato tutti a favore i senatori della maggioranza: «Nessuno vuole indebolire la scuola pubblica, anzi vogliamo rafforzarla creando un’alleanza educativa più solida» con le famiglie, ha spiegato Mario Occhiuto di Forza Italia. Per Massimo Garavaglia della Lega il provvedimento è «opportuno e giusto perché tutela i nostri giovani in un ambito particolarmente sensibile come la sfera sessuale». Anche Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia ha sostenuto che «coinvolgere le famiglie non significa arretrare sulla scuola, oscurantismo o un ritorno al passato; significa rafforzarla». Esulta anche Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione Pro Vita & Famiglia «Ma la legge non basta: chiediamo al Ministero di istituire un Osservatorio permanente sul consenso informato, per garantirne la corretta applicazione e impedire che la norma sia sabotata sui territori camuffando i progetti per farli apparire estranei all’ambito sessuo-affettivo», ha aggiunto. «Oggi il Parlamento riconosce ciò che la Costituzione italiana ha sempre sancito: i genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli», commenta Antoniita, direttore generale del Moige. 
Protestano le opposizioni, che hanno votato contro e che, sostenute dalle associazioni femministe, hanno sempre ribadito che il consenso avrebbe finito per insabbiare la reale possibilità di fare educazione sessuo-affettiva a scuola. «Dire che questo vergognoso ddl è anacronistico e antiscientifico è il minimo», ha affermato Daniela Sbrollini di Italia Viva. Per Avs, ha sottolineato Peppe De Cristofaro, si tratta di «un provvedimento ipocrita che riflette un’ossessione ideologica della maggioranza». Voto «fermamente contrario» anche dal gruppo del Movimento 5 stelle, mentre la dem Cecilia D’Elisa ha sostenuto che «la maggioranza si assume una grave responsabilità» facendo diventare legge il ddl Valditara. «Una maggioranza che aveva preso con noi nell’Aula del Senato l’impegno di discutere i progetti per introdurre nelle scuole l’educazione sessuo affettiva, quando votammo la legge sulle misure cautelari nel novembre 2023. Ma hanno preso una direzione opposta, assumendosi la responsabilità di negarla di fronte al Paese, alle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi e di persone di ogni età che la chiedono di fronte ai tanti, troppi femminicidi».
Durissima la reazione della Fondazione Una nessuna centomila: «L’Italia è già morosa in tema di educazione sessuo affettiva a livello internazionale», questa legge «aumenta l’oscurantismo e a farne le spese sono i ragazzi di questo Paese che sempre più cercano risposte da soli sul web. Una corretta informazione è l’unico strumento contro l’aumento della pornografia online, la violenza sessuale e le malattie a trasmissione sessuale tra i giovanisi». Spiega Celeste Costantino, la vicepresidente: «Il vero problema delle famiglie riguardo questo tema è l’informazione. Non si sa cosa sia veramente l’educazione sessuo-affettiva. Gli stereotipi e la violenza domestica sono un fenomeno diffuso nel nostro Paese, quindi, presumibilmente, saranno molti i genitori che non daranno il consenso ai propri figli di aderire ai corsi».