Corriere della Sera, 4 giugno 2026
Addio di Picierno al Pd
Sono giorni, anzi settimane, che Pina Picierno ripete ai parlamentari, europei e non, che le sono più vicini sempre la stessa frase: «Questo non è più il mio partito... non lo riconosco più». Lo dice con sofferenza e prima di decidere di chiudere con l’esperienza nel Pd, che ha contribuito a fondare, ha aspettato di vedere se ci fosse ancora qualche spiraglio.
Dunque, non è stata una scelta facile la sua. Ma ormai il dado è tratto e Picierno dice addio al Partito democratico. Se ne va. Uscirà dalla delegazione guidata da Nicola Zingaretti e potrebbe approdare nel gruppo di Renew Europe. Gli amici le avevano chiesto di restare, di resistere. E lei, a dire il vero, ci ha provato. Nel frattempo però si intensificava una campagna social contro le sue posizioni. Una campagna che ha avuto come protagonisti anche esponenti dem. Un po’ troppo per lei.
Qualcuno tra gli esponenti pd che la sostengono ha sperato che a un certo punto Elly Schlein evitasse lo strappo, che le riconoscesse almeno il ruolo di avversaria. Ma la segretaria è andata dritta per la sua strada. Anzi, a un certo punto ha dato a Zingaretti il via libera per tentare di candidarsi al ruolo di vicepresidente del Parlamento europeo al posto di Picierno. Non esattamente il modo per appianare le cose.
E ora «Pina», forte dei suoi buoni rapporti con Roberta Metsola e con altri parlamentari europei, a cominciare dai socialisti e democratici per finire con i popolari, cercherà la riconferma alla vicepresidenza dai banchi di Renew. Già, non è tipo che molla, Picierno. Il Partito democratico potrebbe così ritrovarsi senza un posto di vice di Metsola, proprio mentre rischia di dire addio alla guida della Fao a causa dell’«amico» Sanchez che vuole la poltrona di Maurizio Martina per uno dei suoi.
Sui prossimi passi Picierno ha già qualche idea, perché questo addio, benché travagliato e sofferto, era andato maturando da tempo. Il rapporto con Carlo Calenda è forte. E Picierno lo alimenterà perché le posizioni del leader di Azione sono simili alle sue, ma non entrerà in quel movimento. Piuttosto pensa a una fondazione in proprio. Le opzioni, comunque, sono diverse e la vicepresidente del Parlamento europeo, che non ha certo intenzione alcuna di lasciare la politica, sta preparandosi alla sua «seconda vita». Del resto, Picierno è abituata a combattere. Alle elezioni europee del 2024 il partito non le aveva certo facilitato la corsa. Anzi. Eppure lei ha preso 125 mila preferenze ed è entrata a Strasburgo, dove è stata riconfermata alla vicepresidenza dell’Europarlamento.
In questi mesi di battaglia interna dentro il partito, Picierno non ha mai smesso di dire: «Resterò fino all’ultimo, fino a quando sarà possibile rimanere nel Pd, non mi farò certo cacciare». Ma poi c’è stato il referendum sulla giustizia. Picierno. che non ama le ambiguità e le mezze vie, ha dichiarato il suo voto: un sì, senza se e senza ma. Sui social gruppi dem si sono scatenati contro di lei, al grido «fuori Picierno dal Pd». L’europarlamentare ha chiesto alla segretaria di dire una parola su questo, di spiegare se il Partito democratico è ancora la casa pluralista in cui diverse culture e tradizioni politiche sono confluite. Non ha avuto nessuna risposta. Ed è stato in quel momento che Picierno ha capito che la sua battaglia dentro i confini del Pd non avrebbe portato a nulla. Così, con tanta amarezza e qualche rimpianto, ha chiuso l’uscio di casa dem e ha deciso che era tempo di andare altrove.