Corriere della Sera, 4 giugno 2026
L’Ocse alza la stima del Pil (+0,5%): ma l’Italia fa fatica
Una nuova fiammata di inflazione vanificherà la «recente progressione dei salari», facendo perdere agli italiani quel po’ di potere d’acquisto che avevano recuperato. A dirlo è l’Ocse che, nelle prospettive economiche presentate ieri, evidenzia come l’Italia sia «più dipendente di altri grandi Paesi dell’Eurozona dal petrolio raffinato e dal gas naturale veicolati attraverso lo Stretto di Hormuz». L’organizzazione con sede a Parigi stima un aumento dello 0,5% del Pil italiano nel 2026 invece dello 0,4% ipotizzato ad aprile. E per il 2027 prevede una crescita dello 0,6%. Il livello più basso tra i Paesi del G20. Mentre il Pil della Germania, fanalino di coda nel 2025, dovrebbe crescere dello 0,7% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027.
Per quel che riguarda i conti pubblici, il deficit italiano è atteso al 3,1% del Pil nel 2025. Il debito pubblico lo scorso anno ha superato il 137% del Pil ed è stimato al 138,8% nel 2026 e al 138,6% nel 2027, anche per gli effetti persistenti dei crediti d’imposta legati al Superbonus. Mentre l’attuazione del Pnrr «ha consentito agli investimenti pubblici di superare il 3,8% del Pil, il livello più alto degli ultimi 35 anni». L’organizzazione ribadisce la necessità per l’Italia di accelerare le riforme strutturali, a partire dal perseguimento del risanamento fiscale. Evidenzia poi la necessità di garantire che le misure contro il caro energia siano temporanee e mirate verso i più vulnerabili e di accelerare sulle rinnovabili.
Gli effetti della guerra pesano anche sulla crescita dell’economia mondiale. A marzo l’Ocse prevedeva un’espansione globale del 2,9% nel 2026 dopo il 3,4% del 2025, mentre ora stima una crescita del 2,8% in uno scenario di «perturbazioni limitate nel tempo» e del 2,1% se il conflitto dovesse continuare fino al 2027.