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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Terry Gilliam vorrebbe girare un nuovo film

Prima la seminale esperienza con il gruppo dei Monty Python, poi l’avventura solista alla regia, che ha regalato successi quali Brazil (1985), L’esercito delle 12 scimmie (1994) e Paura e delirio a Las Vegas (1998): 86 anni il prossimo 22 novembre, Terry Gilliam non ha attaccato la macchina da presa al chiodo, né abdicato alla proverbiale vis comica. Dell’Italia ha fatto una seconda casa: al Monde Fest di Foggia riceve il premio alla carriera, e rilancia: “Fatemi lavorare”.
Gilliam, sono passati cinquant’anni dal capolavoro Monty Python e il Sacro Graal: un film così si potrebbe rifare oggi?
No. Due dei Python sono morti e senza tutti e sei non sarebbe possibile. È stato molto divertente Il Sacro Graal, perché non avevamo un produttore che ci dicesse ‘non potete fare questo’ o ‘potete fare solo questo’. Sei tipi che hanno scritto, interpretato e diretto il film, e questo non accade così spesso.
Quali erano gli ingredienti fondamentali del sestetto comico Monty Python?
Sei tipi istruiti e spassosi, liberi di dire qualsiasi cosa sul mondo. Purché facesse ridere.
Che tipo di cinema guarda oggi?
Non credo ci siano in giro opere notevoli, e da un bel po’ di tempo. Sicché finisco per stare a casa a guardare una caterva di film su Netflix: sono pigro, come la maggior parte del pubblico. È un peccato, un tempo i film erano un evento fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Pagavi, entravi in sala, ed era quasi un luogo sacro: uno spazio buio immenso con uno schermo gigantesco, dove ti venivano presentati storie e personaggi che commisurati alla tua persona erano mastodontici. Oggi la gente passa il tempo a guardare film sui propri iPhone: il pubblico è grande, il film e i personaggi al suo interno sono minuscoli. Questo non è cinema di qualità, a nessun livello lo è.
Le capita di vedere qualcosa di italiano?
No, giacché non ho sentito parlare di nessun titolo italiano particolarmente buono ultimamente. È un vero dispiacere, perché i vostri film sono stati decisivi nella mia esistenza. Fellini è uno dei massimi registi, e Lina Wertmüller era ancora più meravigliosa. I film tricolori hanno avuto un successo ampio e persistente, ma oggi sembrano non esistere più, almeno, in modo incisivo. E chi possiamo biasimare?
L’uomo che uccise Don Chisciotte è uscito nel 2018. Cosa ha fatto da allora?
Sono un regista di grande successo senza occupazione, faccio questo lavoro senza lavorare da dieci anni. Abbiamo passato cinque anni su una sceneggiatura che ho scritto con un giovane scrittore britannico, intitolata Carnival at the End of Days. Avevo un cast di prim’ordine: Johnny Depp, Jeff Bridges, Adam Driver, Jason Momoa, Tom Waits e altri attori meravigliosi. E ho sprecato cinque anni con un produttore italiano, Andrea Iervolino, che non ha trovato i fondi per realizzarlo.
Vuole tornare dietro la macchina da presa?
Sì, voglio un lavoro. Mi sto rivolgendo ad alcune persone a Foggia, sperando possano esaudirmi. Ho bisogno di tornare dietro la macchina da presa. Una cosa è passare il tempo a scrivere sceneggiature e disegnare idee, un’altra è girare un film: non sono nemmeno comparabili.
Guillermo Del Toro, in buona compagnia, ha mandato a quel paese l’Intelligenza Artificiale: si accoda?
Non ho regole su come si realizzino i film. Non mi interessa come si raggiunga l’obiettivo. La tecnologia cambia. L’Intelligenza artificiale può essere utile, se usata correttamente. Del resto, il trucco quando si gira un film è non fare affidamento sulla tecnologia, ma sulle buone idee.
Il suo preferito tra quelli che ha diretto?

Davvero non voglio giudicare i miei film, è come chiedere qual è il mio figlio preferito, non è giusto. Ma penso che sulla mia tomba verrà inciso Brazil.

Il cinema, l’audiovisivo in generale, può ancora essere rivoluzionario?
Tutto può essere rivoluzionario. Non esistono ostacoli, tocca attaccare e cercare di cambiare: è tutto qui. Non ci sono limiti a ciò che si può o non si può realizzare con il cinema. Ma dipende se si vuole fare carriera o esprimere cose importanti: una differenza capitale.
Molti suoi colleghi hanno espresso sostegno alla causa palestinese, stigmatizzando il genocidio a Gaza. Lei, Gilliam?
Sono assai favorevole alla Palestina in quanto Paese, esiste da molto tempo. Quello che sta facendo il governo israeliano è brutale e ridicolo. In particolare, penso che Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich siano tre mostri. Il numero di morti a Gaza e in Cisgiordania è assurdo. Orribile.