il Fatto Quotidiano, 3 giugno 2026
Ad Agrigento l’acqua è tanta, ma è razionata per i debiti
Il ricatto dell’acqua va in scena ad Agrigento. Se lo scorso anno a giugno negli invasi vuoti si poteva camminare, oggi che le dighe sono piene e la loro acqua in eccesso è stata versata in mare, gli agrigentini speravano in un’estate tranquilla. Così non è, anzi, la situazione nelle case è addirittura peggiorata. L’autunno piovoso aveva fatto ben sperare: gli agricoltori di Ribera si erano radunati in chiesa per ringraziare Dio per le piogge, ma non avevano fatto i conti con un ente: Siciliacque. L’ente di sovrambito pubblico-privato che gestisce l’acqua in Sicilia, vendendola agli altri enti provinciali, questi pubblici, ha deciso di ridurre drasticamente l’erogazione. Tutto parte dal debito che Aica ha nei confronti di Siciliacque: 25 milioni che l’azienda idrica dei comuni agrigentini sta pagando in rate da 800mila euro al mese. Nonostante l’approccio propositivo per ripianare il debito, però, Siciliacque ha deciso di ridurre all’inizio dell’estate l’apporto del liquido erogando il volume d’acqua corrispondente all’importo di 0,8 euro/mese. Questo però non basta per tutti i 43 comuni della provincia che questa settimana hanno già assistito a una riduzione e a turni di erogazione che arrivano anche a due settimane. A questo si aggiunge la pessima condizione della rete idrica agrigentina che fa disperdere circa metà del prezioso liquido, lasciando così i rubinetti a secco. L’allarme sulla situazione è stato lanciato dai Comuni, dai sindacati, dal presidente della Provincia e dai cittadini. La Regione, nella doppia veste di creditore e mediatore, sta provando a risolvere il problema: Siciliacque è infatti per il 25% della Regione e per il 75% del gruppo che fa capo a Italgas.
Per domani è stato istituito ancora una volta un tavolo per cercare di risolvere la questione che però vede la stessa Regione come parte in causa e come quella che cerca di risolverla.