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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Crisi diplomatica tra Malaysia e Norvegia

Tra guerre aperte, scontri di confine, dispute territoriali e tensioni latenti, spunta un nuovo e del tutto imprevisto capitolo di crisi. Le protagoniste di una storia apparentemente minore, ma che dice molto delle attuali turbolenze globali, sono Malaysia e Norvegia. Al centro della questione, la mancata consegna dei missili Naval Strike Missile (NSM) da parte di Oslo a Kuala Lumpur.
Per il Paese del Sud-Est asiatico, una disputa che è simbolo di un problema molto più ampio: l’affidabilità degli accordi internazionali, la credibilità dei partner occidentali e la crescente percezione del cosiddetto “Sud globale” che le regole internazionali vengano applicate in modo selettivo.
Al centro della vicenda c’è la cancellazione di un accordo per la licenza di esportazione del sistema missilistico destinato alla Marina malese. La cancellazione è arrivata dopo che la Malaysia aveva già versato circa il 95% del valore del contratto, pari a circa 126 milioni di euro, per l’acquisto dei missili destinati alle proprie Littoral Combat Ships. L’azienda norvegese coinvolta nell’affare ha giustificato il blocco con una revisione delle normative di Oslo sul controllo delle esportazioni di tecnologie militari sensibili, ma per Kuala Lumpur questa spiegazione non è sufficiente.
Il ministro della Difesa Mohammed Khaled Nordin ha assunto un tono particolarmente duro nei confronti della Norvegia. Dopo un incontro con l’omologo Tore Sandvik, avvenuto a margine dello Shangri-La Dialogue di Singapore ha dichiarato che “la Norvegia non può lavarsene le mani” e sostenere che si tratti di una questione tra Kuala Lumpur e l’azienda produttrice. Dal punto di vista della Malaysia, la responsabilità è politica prima ancora che commerciale, perché è stata una scelta governativa a rendere impossibile l’esecuzione del contratto.
Khaled ha addirittura suggerito che il governo norvegese dovrebbe intervenire direttamente per accelerare il rimborso delle somme già versate, eventualmente anticipando i fondi e rivalendosi successivamente sulla società coinvolta. Per Kuala Lumpur la rapidità del rimborso è fondamentale perché quei fondi serviranno ad acquistare un sistema missilistico alternativo per la Marina militare.
Le conseguenze economiche della vicenda sono considerevoli. Secondo il ministero della Difesa malese, le perdite dirette superano i 600 milioni di ringgit, ma il costo complessivo potrebbe andare oltre il miliardo di ringgit. Oltre alle somme già versate, infatti, la Malaysia dovrà sostenere ulteriori spese per smantellare e sostituire i sistemi installati sulle navi progettate specificamente per accogliere i missili norvegesi. A ciò si aggiungono i costi di integrazione di un nuovo sistema d’arma, le modifiche tecniche necessarie alle piattaforme navali e l’addestramento del personale destinato a operare con il nuovo equipaggiamento.
La Norvegia, dal canto suo, ha mantenuto una posizione prudente. Il ministero degli Esteri ha dichiarato di non poter commentare singoli casi a causa delle rigide norme sulla riservatezza previste dalla legislazione norvegese sul controllo delle esportazioni. Oslo ha tuttavia espresso l’auspicio di proseguire il dialogo con la Malaysia. Sul piano pratico, Kuala Lumpur ha già avviato la ricerca di soluzioni alternative. Il governo sta valutando offerte provenienti da diversi paesi, tra cui Italia, Francia, Turchia, Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone.
Ma la vicenda si è intanto allargata. “Se i contratti e gli accordi non vengono rispettati, questo finirà per compromettere la fiducia nel sistema internazionale e nello stato di diritto” sostiene la Malaysia, secondo cui in gioco c’è il funzionamento dell’intero sistema internazionale basato sulla prevedibilità delle regole e sul rispetto degli impegni sottoscritti.
La polemica tra Kuala Lumpur e Oslo evidenzia una dinamica che sta emergendo con crescente frequenza. In un contesto caratterizzato da rivalità strategiche, restrizioni tecnologiche e crescente politicizzazione delle esportazioni sensibili, anche gli accordi commerciali possono diventare terreno di scontro.