repubblica.it, 3 giugno 2026
Nuovi dazi di Trump: 12,5% contro chi sfrutta i lavoratori. Ma nel mirino c’è sempre la Ue
Nuovo strumento, stesso risultato: dazi. Dal 10 al 12,5%, stavolta. E per 60 Paesi accusati di non fare abbastanza contro il lavoro forzato. Compresa l’Unione europea. È la proposta messa sul tavolo della Casa Bianca dal rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr), Jamieson Greer, l’ultima mossa sul fronte della guerra commerciale di Washington al resto del mondo che punta a rilanciare la politica tariffaria del tycoon dopo le battute d’arresto imposte dai giudici americani, Corte suprema in testa.
La novità è che questa misura verrà sottoposta a un periodo di consultazione pubblica prima di arrivare a una decisione definitiva. Anche perché l’arma degli ordini esecutivi nelle mani del presidente americano è stata spuntata dalla magistratura, si diceva, e per agitare la clava delle tariffe il governo segue un altro iter: l’avvio di indagini nei confronti di partner commerciali come Cina, Ue e Giappone.
L’accusa
Secondo Greer, 54 dei 60 Paesi finiti sotto la lente di ingrandimento “non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato”. Nella lista ci sono Vietnam e Taiwan, e anche il Regno Unito. Invece altri sei Stati – Canada, Ecuador, Ue, Indonesia, Messico e Pakistan – non sono stati ritenuti in grado di applicare efficacemente tali divieti.
"L’incapacità dei nostri più importanti partner commerciali di affrontare il problema dell’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato è inaccettabile”, sostiene il rappresentante al commercio. “Questo crea una situazione in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparità”. I dazi proposti, però, prevedono diverse esenzioni: dalla carne bovina al caffè, fino ad alcuni tipi di frutta secca.
L’accordo tra Messico,Usa e Canada
Il Messico,intanto, ha notificato a Stati Uniti e Canada l`intenzione di estendere l’accordo commerciale trilaterale per altri sedici anni. Il ministro dell’Economia, Marcelo Ebrard, ha inviato una lettera formale ai suoi omologhi in vista della prima revisione congiunta, prevista per il primo luglio 2026. Nel documento, Ebrard ha sottolineato che il patto rappresenta “un motore per l`attrazione di investimenti”, essendo uno strumento che “favorisce la stabilità economica” e “fornisce certezza giuridica”.
Infine, Ebrard ha commentato la decisione del presidente statunitense di ridurre dal 25 al 15% i dazi su alcuni derivati di acciaio e alluminio. Il ministro ha anticipato un’analisi della misura assieme all’industria di settore: “Stimiamo che – ha commentato – l’effetto possa essere positivo”.