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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Il Viminale riprova: richiedenti asilo nei Cpr in Albania con la lista dei Paesi sicuri Ue

Il Viminale prepara il ritorno dei richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri in Albania. Il centro di Gjader non è un return hub (di quelli, per intenderci, previsti dal nuovo regolamento rimpatri su cui la Ue ha trovato un accordo) né potrà mai esserlo a meno che Giorgia Meloni decida di rinegoziare l’intero protocollo firmato ormai più di tre anni fa con Edi Rama. La gestione dei migranti che i paesi europei potranno inviare nei return hub sarà infatti interamente demandata ai Paesi terzi che dovranno firmare singoli accordi con gli Stati europei e, come è noto, l’Albania non intende avere alcun ruolo in quello che avviene nelle aree (Gjader e Schwngjin) in cui la giurisdizione è totalmente italiana.
E dunque l’obiettivo ormai prossimo del governo è invece quello di ricominciare ad utilizzare i centri in Albania come da progetto originario, cioè portandovi direttamente i migranti soccorsi da navi militari o motovedette italiane nel Mediterraneo, provenienti da Paesi sicuri e per questo destinatari delle procedure accelerate di frontiera: esame rapido delle richieste di asilo, diniego pressoché scontato e rimpatrio rapido.
Progetto interrotto dopo il braccio di ferro con la magistratura italiana ma che ora il governo intende far ripartire grazie al nuovo Patto Asilo e immigrazione della Ue che entrerà in vigore il 12 giugno. E che prevede una lista europea di Paesi sicuri tra cui Bangladesh ed Egitto, Paesi d’origine della maggior parte dei migranti che sbarcano in Italia.
Forse già al prossimo consiglio dei ministri il governo porterà all’approvazione un nuovo decreto immigrazione che oltre al necessario recepimento delle nuove norme Ue, reintrodurrà la possibilità di blocco navale delle imbarcazioni ritenute un pericolo per la sicurezza nazionale. Uno strumento che il governo pensa di utilizzare soprattutto contro le navi umanitarie per impedire loro lo sbarco in Italia. E che – tra le altre cose – prevede anche che i migranti soccorsi dalle Ong eventualmente fermate in mare, se trasbordati su mezzi italiani, potranno anche loro essere portati in Albania per le procedure accelerate di frontiera.