repubblica.it, 3 giugno 2026
Santanchè e truffa Covid, la Corte Costituzionale ammette il ricorso
Per la Corte Costituzionale è “ammissibile” il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato contro la procura di Milano. Palazzo Madama si è rivolto alla Consulta su impulso dell’ex ministra Daniela Santanchè e dei suoi avvocati – Salvatore Pino e Nicolò Pelanda – che hanno sollevato la questione nell’ambito dell’udienza preliminare sulla truffa Covid, procedimento nel quale la senatrice è imputata.
La questione è questa: l’indagine sulla presunta percezione irregolare di fondi pubblici durante la pandemia da parte delle società del gruppo Visibilia si avvale anche di prove come registrazioni audio di Santanchè o mail nelle quali lei è in copia, che per l’accusa dimostrano il suo coinvolgimento nelle scelte giudicate irregolari dalla procura di Milano.
Gli avvocati, però, hanno sollevato il tema della violazione dell’immunità parlamentare. Anche se non sono vere e proprie intercettazioni, e anche se non si tratta di attività d’indagine fatte dai pm ma di “prove” consegnate da testimoni, andava comunque chiesta l’autorizzazione al Senato per usare quei dati.
Attraverso l’avvocato Vinicio Nardo, dunque, il Senato ha sollevato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato: Palazzo Madama contro Procura di Milano. E ora arriva un primo – preliminare – punto a favore della senatrice: per la Corte, il ricorso è intanto ammissibile. Ed è immaginabile che si allunghino ancora i tempi del procedimento.
Come si legge nell’ordinanza firmata dai giudici Giovanni Amoroso (presidente), Giovanni Pitruzzella e Igor Di Bernardini, “sussiste la materia del conflitto, dal momento che il ricorrente lamenta la lesione della propria sfera di attribuzioni, garantita dall’articolo 68, terzo comma, della Costituzione, il quale richiede l’autorizzazione della Camera di appartenenza per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni, e a sequestro di corrispondenza (...). Dunque esiste la materia di un conflitto la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte”.
I legali di Santanchè prima, e il Senato dopo, si oppongono all’uso di “contenuti di posta elettronica” scambiata dalla senatrice e di “audio-registrazioni occulte”, effettuate da un soggetto privato (un ex dipendente del gruppo Visibilia) “di colloqui cui aveva partecipato la senatrice”. Anche per usare queste fonti di prova – è la tesi – serviva l’ok del Senato in base all’articolo 68 della Costituzione. Pure se non si tratta di intercettazioni o, per esempio, dell’analisi del contenuto del cellulare dell’ex ministra. Invece, lamentano i legali, “la Procura aveva acquisito corrispondenza e-mail che la coinvolge, scambiata anche in costanza di mandato parlamentare, e registrazioni occulte di colloqui privati, svoltisi anche presso il suo domicilio e ai quali la medesima senatrice aveva preso parte tra il 27 novembre 2019 e il 4 febbraio 2022”.