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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Mossa di Trump sull’AI: controlli preventivi

Alla fine, dopo mesi di tira e molla con le imprese della Silicon Valley e anche tra diverse fazioni interne al governo, Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo presidenziale che per la prima volta introduce una regolamentazione dell’ intelligenza artificiale (AI), sia pure blanda e su base volontaria. Chi produce modelli avanzati, da Anthropic a OpenAI e Google, dovrà sottoporli a un esame di sicurezza delle autorità federali 30 giorni prima di offrirli agli utenti.
Misura inadeguata, dice chi teme che l’AI sfugga di mano: servivano vincoli cogenti, non volontari. E, poi, come faranno le agenzie di sicurezza informatica e i servizi segreti a controllare i modelli, individuare rischi e porvi rimedio in appena un mese?
In realtà questa disposizione presidenziale è frutto di un faticoso compromesso, poco gradito allo stesso Trump. Lo si deduce dal fatto che l’approvazione dell’ordine esecutivo era prevista per il 21 maggio: allora Trump voleva dare la massima solennità alla cerimonia alla quale erano stati invitati tutti i capi di big tech. Ma all’ultimo momento il presidente aveva cancellato tutto. Effetto delle forti pressioni del suo consigliere tecnologico, l’imprenditore David Sacks, convinto che con queste regole (sottomissione volontaria dei modelli 90 giorni prima di metterli sul mercato) le imprese americane avrebbero perso terreno rispetto a quelle cinesi. Ora che, con un altro cambio di rotta, Trump ha deciso di firmare l’ordine, lo ha fatto in modo riservato senza cerimonie, né dichiarazioni pubbliche. Lunedì ha messo intorno a un tavolo ministri, agenzie per la sicurezza nazionale e la cybersecurity e i tecnologi con ruoli alla Casa Bianca. Saks non voleva regole ma alla fine ha accettato il compromesso della riduzione del periodo di esercizio dei controlli da 90 a 30 giorni: l’hanno spuntata il direttore della Cybersecurity, Sean Cairncross, fermo nella sua richiesta di sorveglianza, e il ministro del Tesoro Scott Bessent, allarmato dalla possibilità che i nuovi modelli di AI possano scardinare sistemi di sicurezza di banche e finanziarie.
Per Trump è un’altra marcia indietro imposta dalla realtà delle cose: eletto col forte sostegno dell’industria tecnologica, aveva promesso di non regolamentare l’AI. E, anzi, aveva cancellato gli ordini esecutivi che il suo predecessore, Joe Biden, aveva emesso in questo campo. Poi, però, la rivolta di molti Stati dell’Unione – democratici ma anche a guida repubblicana, dal Texas alla Florida – che avevano cominciato a imporre vincoli locali a big tech, aveva spinto Trump a sostenere che in questo campo le norme possono essere solo federali (cosa impugnata da alcuni Stati davanti alla magistratura). Ma, a quel punto, si era dovuto impegnare a promuovere una legislazione nazionale presso il Congresso.
La questione ha subito un’accelerazione quando Anthropic ha reso noto di aver messo a punto Mythos: un modello specializzato nell’analisi dei codici, in grado di trovare falle in tutti i sistemi informatici, a quel punto vulnerabili agli hacker. L’azienda ha deciso responsabilmente di temporeggiate, ma il caso ha reso evidente la necessità di supervisione pubblica. A quel punto, però, il varo dell’ordine di Trump è stato ostacolato anche da divisioni nel governo: i servizi segreti e le autorità di cybersecurity hanno alla fine ottenuto il grosso dei poteri di controllo, inizialmente rivendicati dai ministri vicini a bìg tech.