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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Il dialogo tra Meloni e von der Leyen. Trattativa per evitare l’ira dei frugali

«Solo approcci costruttivi, nessuna dichiarazione contro la Commissione». Quando lo scorso 17 maggio Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere flessibilità anche sulle spese per l’energia (sulla scorta di quanto già ottenuto per la difesa) il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ha consigliato, dietro le quinte, a tutto il governo questo tipo di atteggiamento per non inficiare una trattativa complessa e densa di ostacoli. Un metodo? Forse sì. A base di dialogo e cautela, bandite parole guerriere. E così – a parte qualche intemerata di Matteo Salvini all’insegna del «se non ci ascoltano faremo da soli» – è stato. La «tenaglia» su Bruxelles o «stalking grazioso», come lo chiamano nell’esecutivo, ha avuto in queste settimane diversi livelli di dialogo. Canali sotterranei restati sempre aperti, anche quando sembrava dover saltare tutto.
Da una parte c’è stata la «marcatura a uomo» del ministro Giancarlo Giorgetti sul commissario all’Economia, il «falco di Riga» di Valdis Dombrovskis in tutte le occasioni a partire dall’Ecofin. Giorgetti ancora ieri sera preferiva non commentare, aspettando la formalizzazione, «nero su bianco», dei risultati ottenuti.
Dall’altra parte ci sono stati i contatti fra «Ursula» e «Giorgia» per arrivare a una soluzione che salvaguardasse la linea della Commissione aprendo, allo stesso tempo, alle richieste dell’Italia, senza scatenare le ire dei Paesi frugali e nordici e delle loro emanazioni in Commissione. Un equilibrio contabile, ma soprattutto politico e diplomatico all’interno del Vecchio continente alle prese con le conseguenze della guerra in Iran.
«Calma e gesso», dunque, ha ripetuto Fitto in questi giorni, restio per indole ad apparire, così come a rilasciare interviste. Tanto da schermirsi di non avere un portavoce perché «per quel poco che mi serve la mia voce la porto da solo, se proprio occorre». Giorno dopo giorno queste triangolazioni felpate – a suon di documenti, proposte, bozze corrette e aggiornate, telefonate e messaggi – sono finite sulla scrivania del capo di gabinetto di von der Leyen, l’influente Björn Seibert, cervello, penna e guida tecnica della presidenza della Commissione.
È stato un mosaico complesso, a uso e consumo di tutti 27 stati membri, ma cucito su misura per l’Italia. La flessibilità dello 0,3 del Pil per affrontare la crisi energetica è destinata a portare a Roma circa 7 miliardi di investimenti nel 2026 e altrettanti nel 2027. A cui si aggiungono altri due tasselli: la nuova revisione dei fondi di coesione e la possibile modifica di quelli del Pnrr. Il grosso delle risorse da liberare sta nella prima partita. In attesa che le regioni si esprimano, ci sono circa 11 miliardi dei ministeri destinati a essere dirottati sulle misure energetiche.
Alla luce di questo nuovo scenario potrebbero allentarsi anche i paletti sull’attivazione del progetto Safe: il prestito da 14,9 miliardi per la Difesa, che fino all’altro giorno Palazzo Chigi sembrava voler drasticamente ridimensionare di un terzo. La narrazione, volendo, è cambiata.