Corriere della Sera, 3 giugno 2026
Ue, fino a 14 miliardi per l’energia
La Commissione europea va incontro alle richieste dell’Italia: un margine di flessibilità a disposizione degli Stati membri per gli investimenti legati alla crisi energetica all’interno della clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa. Tuttavia l’uso della flessibilità è limitato agli investimenti per la transizione verde e non potrà essere usato per finanziare il taglio delle accise su diesel e benzina. È passata la linea della premier Meloni e del ministro dell’Economia Giorgetti, secondo i quali merita un trattamento speciale dal punto di vista dei bilanci pubblici anche la «sicurezza economica», ma declinata secondo l’obiettivo Ue di aumentare l’indipendenza energetica attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
La clausola per la difesa permette di derogare al Patto di stabilità fino a un massimo dell’1,5% di Pil all’anno fino al 2028. La flessibilità per l’energia, secondo le ultime discussioni suscettibili ancora di cambiamenti, consente uno spazio fiscale per tre anni – 2026, 2027, 2028 – per un massimo totale dello 0,6% e annuo fino allo 0,3% del Pil. Per l’Italia, in termini assoluti, lo 0,6% corrisponde a circa 13,5-14 miliardi di euro.
La flessibilità sarà contenuta nel pacchetto del Semestre europeo, con le valutazioni di finanza pubblica e le raccomandazioni per Paese, che sarà presentato oggi dal commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis. I Paesi che hanno già attivato la clausola per la difesa fino all’1,5% del Pil potranno aggiungere una flessibilità dello 0,3% per l’energia. Nel caso dell’Italia, che non ha ancora attivato la clausola, si tratta di uno 0,3% annuo massimo all’interno dell’1,5%. Il ministro dell’Economia Giorgetti è cauto: «È un percorso lungo e complicato, vediamo come va a finire. Domani (oggi, ndr) quando ci saranno i risultati dirò la mia», ha commentato di fronte alle indiscrezioni di stampa, dopo settimane di intensi negoziati tra governo e Commissione, che hanno portato anche alla lettera del vicepresidente Fitto con la possibilità di destinare le risorse non ancora impegnate dei fondi di coesione a misure contro il caro-energia.
La flessibilità è pensata per gli investimenti che contribuiscono a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e che accelerano la transizione dai combustibili fossili. La Commissione ha la consapevolezza che per preservare la sicurezza energetica dell’Ue nel lungo periodo e mitigare le implicazioni economiche del conflitto in Medio Oriente, gli Stati dovranno sostenere costi fiscali significativi nel breve termine. Per questo su richiesta dei Paesi Ue, l’ambito dell’attuale clausola nazionale di salvaguardia per la spesa destinata alla difesa potrà essere ampliato alle misure adottate da febbraio 2026 volte a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Tra le misure ammesse rientrano: il sostegno alle famiglie e alle imprese per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e promuovere la decarbonizzazione; interventi per accelerare l’elettrificazione; investimenti nelle reti elettriche, nello stoccaggio dell’energia elettrica (ad esempio tramite batterie), nel risparmio energetico e nell’espansione della capacità produttiva delle fonti energetiche pulite.
La flessibilità per l’energia proposta dalla Commissione dovrà essere approvata a maggioranza qualificata dagli Stati membri. Bruxelles si aspetta che sia realisticamente a disposizione dei Paesi Ue dopo l’estate. Dunque nei prossimi mesi, gli Stati membri avranno la possibilità di richiedere l’estensione dell’ambito di applicazione della loro clausola nazionale di salvaguardia per la difesa anche all’energia. Gli Stati che non ne hanno ancora richiesto l’attivazione per la difesa, come ad esempio l’Italia, potranno farlo in qualsiasi momento. È possibile che Roma aspetti la revisione del disavanzo che Eurostat certificherà in autunno con l’auspicio di uscire dalla procedura per deficit eccessivo primo di attivare la clausola.