Corriere della Sera, 3 giugno 2026
Droni e missili su Kiev e Dnipro. La «vendetta» russa causa 22 morti
Alla fine il grande e paventato raid russo contro l’Ucraina si è concentrato su Kiev e Dnipro tra la sera di lunedì e ieri mattina. I risultati sono drammatici. Come sempre, i portavoce ucraini non segnalano i danni militari, ma sottolineano con dovizia di particolari quelli ai civili. In tutto almeno 22 morti: una cifra che sembra destinata a crescere, perché i feriti sono oltre cento, mentre ancora si scava tra le macerie. Nella capitale i deceduti sarebbero 6, a Dnipro più di quindici, tra loro due bambini. Mosca sostiene di avere preso di mira soltanto «basi militari e centri decisionali»: in ogni caso è dall’inizio dell’invasione voluta da Vladimir Putin il 24 febbraio 2022 che i suoi portavoce negano con decisione di avere mai volutamente colpito obiettivi civili. Ma è la realtà quotidiana sul campo, confermata da decine di reporter indipendenti e diplomatici occidentali, a smentire la propaganda russa. La capitale e il più grande centro urbano a metà strada verso il Mar Nero ancora una volta piangono le vittime delle bombe e i gravi danni alle infrastrutture civili.
Sembra che i comandi russi abbiano sparato in tre ondate per 12 ore a partire dalle 7 di sera centinaia di droni (forse oltre 650) e più di 70 missili balistici. Secondo l’aviazione ucraina, a corto di munizioni per la contraerea, almeno 33 missili russi sarebbero riusciti a superare le difese. Creano preoccupazione anche i nuovi droni-jet prodotti dalle industrie di Mosca, che grazie alla loro velocità elevata riescono a dribblare l’ormai ben oliata rete di protezione ucraina. Del resto, era da oltre una settimana che il Cremlino minacciava il «super-raid». Tanto che lo stesso ministro degli Esteri Sergey Lavrov aveva avvisato la Casa Bianca e le capitali europee, suggerendo loro di evacuare al più presto le sedi diplomatiche.
Tutto ciò avviene mentre l’offensiva russa nel Donbass e lungo il fronte meridionale segna il passo e addirittura perde terreno. La rabbia di Mosca è formalmente motivata dall’attacco dei droni ucraini nella zona occupata di Lugansk in maggio, dove i russi sostengono siano stati uccisi 21 studenti in un dormitorio universitario (ma da Kiev replicano che si trattava di un centro dell’intelligence). Una rabbia che è senza dubbio alimentata dai crescenti successi dei nuovi droni ucraini in grado di colpire raffinerie, oleodotti, fabbriche d’armi e centri logistici nel cuore del territorio russo. Va anche aggiunto che lo stallo lungo le trincee è caratterizzato dall’accanirsi degli attacchi russi sulla capitale nemica, che in maggio ha subito almeno due raid non molto diversi da quest’ultimo. La conseguenza è che ormai da settimane un numero crescente di persone trascorre le notti nei ricoveri. Ieri il sindaco Vitali Klitschko ha insistito sul grave attacco contro un palazzo a nove piani parzialmente distrutto sulla riva occidentale del fiume Dnipro.
Il fragore delle bombe non fa che sottolineare la mancanza di iniziative diplomatiche per silenziare le armi. L’attenzione si sposta invece sulla prossima conferenza intergovernativa prevista nel Lussemburgo il 15 giugno dove Ucraina e Moldavia dovrebbero avviare i negoziati formali per l’adesione all’Unione europea. Politico riporta che il nuovo governo ungherese avrebbe cancellato la sua tradizionale opposizione in proposito. Caduto il premier filo-russo Viktor Orbán, Kiev e Budapest stanno oggi appianando gli attriti bilaterali relativi anche allo status della minoranza ungherese in Ucraina.