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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Donald furioso con Bibi: «Che c... stai facendo?»

È stata una delle telefonate più dure tra Donald Trump e Bibi Netanyahu in questo secondo mandato. I giornalisti Barak Ravid e Marc Caputo del sito Axios, con ottimi contatti nel governo americano e israeliano, hanno scritto che Trump, arrabbiato per quella che ritiene una sproporzionata escalation contro Hezbollah che rischiava di far saltare i negoziati con l’Iran, avrebbe definito Bibi «un pazzo» e un ingrato che non fa che isolare sempre di più Israele, costringendolo a frenare gli attacchi a Beirut. Due fonti di Axios dicono che Trump avrebbe ricordato al premier israeliano di averlo aiutato ad evitare il carcere durante il processo per corruzione. Uno dei funzionari americani ha riassunto così le dichiarazioni: «Sei un fottuto pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il c..o. Tutti ti odiano adesso. Tutti odiano Israele per questo». Secondo un altro funzionario, Trump avrebbe gridato: «Che c…o stai facendo?».
La risposta all’articolo è stata esplosiva. Mark Levin, commentatore di Fox e uno dei più forti sostenitori che la guerra in Iran debba continuare fino alla distruzione del regime, dice che Ravid dovrebbe essere licenziato per quelle rivelazioni che mettono a rischio la sicurezza nazionale e che l’Fbi deve indagare sulle sue fonti (sui social c’è chi gli ha risposto ironizzando che il responsabile ultimo dei leak è probabilmente lo stesso Trump). Il giorno dopo il giornalista israeliano Amit Segal (citando fonti vicine a Netanyahu) ha fornito un’altra versione che, pur riconoscendo che la telefonata è stata «tesa», smorza lo scontro: niente insulti, riferimenti al carcere o «all’odio globale» per Bibi (semmai il riconoscimento che «difendere Israele è difficile e alimenta l’odio»). Secondo questa versione, i due leader hanno chiarito un fraintendimento: Donald credeva che Bibi volesse continuare la guerra ad alta intensità, mentre Bibi credeva che Donald volesse un cessate il fuoco totale; alla fine avrebbero convenuto che «Israele eviterà di colpire Beirut finché non verrà attaccato all’interno dei suoi confini». E nel frattempo le operazioni nel sud del Libano continueranno. Dopo le dichiarazioni di Segal, Levin se l’è presa con funzionari Usa che accusa di aver «inventato» questa storia e passato informazioni false a Ravid.
Non è la prima volta che Netanyahu mette alla prova Trump: ci sono state diverse telefonate «tese» (e l’attuale presidente non è l’unico: l’ex negoziatore di pace Aaron David Miller ricordava ieri un esasperato Bill Clinton che abbandonò il suo primo incontro nel 1996 con Bibi imprecando). E ci sono anche consiglieri di Trump critici di Netanyahu: nel luglio 2025, dopo bombardamenti israeliani in Siria e una chiesa colpita a Gaza, alcuni funzionari Usa dissero sempre a Ravid: «Bibi si è comportato come un pazzo. Bombarda ogni cosa. Ogni giorno ce n’è una. Che c…o. Questo può danneggiare ciò che Trump sta cercando di fare».
Nessuno tuttavia si aspetta una rottura tra i due alleati sull’Iran. Qualcuno sostiene anzi che questi leak sono calcolati perché fanno sembrare Trump un duro, il che piace alla sua base, e i mercati respirano, ma nulla cambia davvero sul terreno. Netanyahu ha avuto ragione a scommettere che Trump alla fine avrebbe appoggiato l’attacco in Iran, che è stata un’operazione pianificata e condotta in maniera assolutamente congiunta. Però è anche vero che sono emerse delle divergenze di interessi. La prima si è vista quando Israele ha colpito 30 depositi di carburante in Iran lo scorso marzo. «Al presidente non piace, vuole salvare il petrolio, non bruciarlo. E questo ricorda alla gente i prezzi più alti della benzina», disse un consigliere di Trump ad Axios. Adesso Netanyahu è rimasto ai margini dei negoziati tra Washington e Teheran, e c’è una vera preoccupazione (anche tra i falchi repubblicani) che Trump possa fare un accordo con l’Iran che Israele non vuole.
Già il 19 maggio c’era stata una telefonata «difficile», quando Bibi scoprì che l’Iran chiedeva di includere nel memorandum di intesa anche il cessate il fuoco in Libano. Netanyahu è scettico sui negoziati e vuole riprendere la guerra e, se può, rovesciare davvero il regime in Iran. Trump vuole un accordo, che però includa la rinuncia al programma nucleare. La domanda è: che cosa farà il presidente americano se l’Iran non cede?