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 2026  giugno 03 Mercoledì calendario

Ancora scontri Israele-Hezbollah. Trump: «Con l’Iran dialoghiamo»

Ancora combattimenti nel Sud del Libano nonostante gli annunci di de-escalation di Donald Trump. Mentre Israele continua i raid contro Hezbollah e il movimento sciita prosegue gli attacchi oltre confine, la fragile tregua sponsorizzata dagli Stati Uniti appare già sotto pressione. «Non accetteremo alcun cessate il fuoco parziale», ha avvertito un alto dirigente di Hezbollah, Mahmoud Qomati, minacciando una risposta più dura in caso di attacchi israeliani contro Beirut e la sua periferia meridionale, roccaforte del movimento. Secondo l’emittente Al Manar, vicina a Hezbollah, il gruppo starebbe tuttavia valutando una proposta attribuita a Trump che prevederebbe un cessate il fuoco «completo e inclusivo».
A Washington, intanto, è iniziato un nuovo round di colloqui tra rappresentanti israeliani e libanesi sotto la mediazione americana. Per il segretario di Stato Marco Rubio il principale ostacolo a un’intesa resta la milizia sciita. «Israele e Libano potrebbero raggiungere un accordo di pace anche domani. Hezbollah è l’unico impedimento», ha dichiarato ieri davanti alla Commissione Esteri del Senato, ribadendo che il negoziato israelo-libanese e quello con l’Iran non sono legati.
È proprio su questo punto che emerge la distanza con Teheran. I media iraniani ieri hanno sostenuto che i contatti con Washington sarebbero sospesi da alcuni giorni. Una versione smentita direttamente da Donald Trump. «Le notizie secondo cui Iran e Stati Uniti hanno smesso di parlarsi sono false ed errate», ha scritto il presidente su Truth Social, assicurando che le conversazioni sono proseguite «quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi». Trump ha quindi rilanciato: «È arrivato il momento di fare un accordo».
Anche lo stesso Rubio ha accreditato l’idea di un dialogo ancora aperto affermando che l’Iran avrebbe accettato di discutere aspetti del proprio programma nucleare che fino a poco tempo fa rifiutava perfino di affrontare. Al tempo stesso il capo della diplomazia americana ha escluso qualsiasi alleggerimento delle sanzioni in cambio della sola riapertura dello Stretto di Hormuz, chiarendo che eventuali concessioni economiche dipenderanno esclusivamente dal rispetto degli impegni sul nucleare. Il Centcom ha inoltre reso noto di aver fermato una petroliera diretta verso un porto iraniano, colpendone la sala macchine con un missile Hellfire dopo che l’equipaggio aveva ignorato gli avvertimenti delle forze americane.
Sul fronte israeliano il premier Benjamin Netanyahu continua a mantenere una linea durissima verso la Repubblica islamica. Durante la cerimonia di insediamento del nuovo direttore del Mossad Roman Gofman, Bibi ha detto che il regime iraniano è «destinato a scomparire dal mondo». In giornata, tuttavia, sono emerse anche differenze di vedute con Washington: Rubio ha affermato che l’ipotesi attribuita a Netanyahu di estendere il controllo israeliano al 70% della Striscia di Gaza contraddice i piani di Trump.
A ricordare il nodo centrale dei negoziati è stato infine il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi: «Nessun accordo duraturo sarà possibile senza un sistema rigoroso di verifiche e monitoraggio delle attività nucleari iraniane» ha avvertito, sottolineando che molte di queste attività risultano oggi sospese.