Corriere della Sera, 3 giugno 2026
2 Giugno, Mattarella e le guerre: il mondo fermi la barbarie
A sera lo show in diretta tv da piazza del Quirinale, per la prima volta fuori dal Palazzo. Al mattino il rombo delle Frecce Tricolori sui tetti di Roma, i duemila metri quadrati di bandiera verde, bianca e rossa che abbracciano il Colosseo, la parata militare ai Fori imperiali con le alte cariche dello Stato in prima fila, Andrea Bocelli che canta l’inno nazionale e migliaia di cittadini ad applaudire. «Nella fase storica che il mondo sta attraversando, caratterizzata da ombre e luci, le donne e gli uomini delle Forze armate confermano la loro vocazione a concorrere alla costruzione della pace e della sicurezza globali», è il ringraziamento di Sergio Mattarella al ministro della Difesa. Un messaggio al quale Guido Crosetto risponde con l’impegno a «lasciare ai nostri figli un’Italia più sicura, più consapevole, capace di restare fedele ai valori che ne hanno guidato il cammino».
Il capo dello Stato ha voluto celebrare i primi 80 anni della Repubblica come «una ricorrenza memorabile» e, lui per primo, ce l’ha messa tutta. Dal palco ha ricordato la «storica decisione del nostro popolo» il 2 giugno 1946 e il lungo viaggio dell’Italia dal dopoguerra a oggi. Un percorso che ha legato generazioni e territori, tra momenti difficili e momenti esaltanti, «rinsaldando quel vincolo di solidarietà e appartenenza che ci rende e ci fa sentire uniti». Essere presidente della Repubblica è «impegnativo, talvolta faticoso», ma il ruolo consente «grandi e continue soddisfazioni». E il «momento di alto significato» vissuto ieri tra soldati, giovani, artisti e tanti comuni cittadini, ne è per lui la prova. In genere restio a parlare di sé, Mattarella ha accettato di farsi intervistare su Rai1 da dieci under 35 e ha aperto il suo personale libro dei ricordi. Quando ha votato per la prima volta? «A 22 anni, nel 1963... Non è che fossi emozionato, ma ero molto compreso, quasi orgoglioso di poter esercitare questo ruolo».
«Unità e maturità»
Cosa ha significato per l’Italia la scelta della Repubblica? «Il completamento di un percorso storico... Sottolineo queste due parole, unità e maturità democratica». Se guarda indietro, il presidente vede un «grande percorso di sviluppo civile, sociale, economico, che ha trasformato un Paese devastato dalla guerra» in una delle economie più sviluppate del mondo. E dunque sì, la Repubblica ha corrisposto «alle aspettative che quel voto ha espresso».
Il 2 Giugno di Mattarella inizia con il messaggio alle Forze armate «pilastro della Repubblica», inviato al capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano. Il presidente scrive che «le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza». Non ci sarà vero benessere finché una parte dell’umanità vivrà nella precarietà della fame e delle bombe e non ci sarà «vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia». Mattarella depone una corona all’Altare della Patria, sale con Crosetto sulla storica Lancia Flaminia scortata dai corazzieri a cavallo e arriva tra gli applausi ai Fori imperiali. In prima fila ci sono diversi ministri e le alte cariche dello Stato, Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, Giovanni Amoroso e Giorgia Meloni. Per la premier, che ha fatto illuminare con luci e colori la facciata di Palazzo Chigi, è «una festa di orgoglio, di riconoscenza e di responsabilità», perché dopo 80 anni «dobbiamo chiederci che Repubblica vogliamo essere domani». A domande come questa ha risposto Mattarella nell’intervista su Rai1. Il presidente torna a condannare gli «uomini soli al comando» nel mondo, che fanno a pezzi il multilateralismo «per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali». Non nomina Putin, Trump, Netanyahu, ma i riferimenti ai conflitti scatenati in Ucraina, a Gaza, in Iran e in Libano sono chiari e Mattarella, senza citare il governo, raccomanda: «Per l’Italia il multilateralismo è indispensabile».
«Corti sotto attacco»
Il nostro Paese è e deve restare «fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo», ma rifiutarsi di svecchiarlo «è stato un errore» e perché possa prevalere sugli uomini soli al comando «occorre aggiornarlo». Con la stessa forza il capo dello Stato si appella alla coscienza dei popoli perché si stringano a difesa delle corti internazionali, il cui sistema oggi «è sotto attacco». Se leader come Trump vorrebbero indebolirlo, arrecando al mondo «un grave danno di civiltà», Mattarella ne blinda l’«irrinunciabile» valore e principio fondativo: «Chi compie nefandezze e malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne».
La denatalità
Il presidente conta sui giovani per una «azione incisiva» che difenda l’ambiente dal mutamento climatico e da «tutti coloro che lo negano ostinatamente». Definisce «fortemente preoccupante» la denatalità in Italia e sprona la politica a varare «iniziative di sostegno alle famiglie» per invertire la curva demografica. E qui, conoscendo il tasso di litigiosità tra e dentro i partiti, chiede alle forze di maggioranza e opposizione di lavorare assieme, come fu fatto negli anni 70 per riformare il diritto di famiglia. Se gli italiani vanno alle urne sempre meno la colpa del «distacco che si avverte rispetto alla vita delle istituzioni» non è degli elettori, bensì della politica, che invece del confronto sceglie troppo spesso la propaganda. C’è tempo anche per riflettere sui rischi della conquista, della commercializzazione e della «militarizzazione dello Spazio», sul limite etico da tracciare tra uomo e robot nel mondo del lavoro e su come affrontare il dramma di 300 milioni di migranti nel mondo, di cui 40 milioni sono in fuga da guerre e carestie. Quanto al razzismo, Mattarella sa bene che anche in Italia ci sono stranieri che compiono «gesti di rifiuto violento», ma ritiene che questi fenomeni appartengano alla «patologia della società». A chi parla di remigrazione ricorda che «noi siamo il risultato di tante migrazioni e non ci dispiace affatto». Sul futuro dell’integrazione si dice ottimista, perché ha grande fiducia nei valori della Costituzione del 1948. «La nostra casa comune».