il Fatto Quotidiano, 2 giugno 2026
Imodium, Prozac, polli: farmaci (e scienziati) pazzi che ci guariscono.
L’invenzione del Brufen è merito di una sbronza, le statine anti-colesterolo sono nate con le galline e i vaccini Covid si devono a una suora mancata: Özlem Türeci vuole farsi monaca, ma è musulmana; ripiega così sull’immunoterapia (tumorale, poi virale) con la tecnologia Rna. La dottoressa turco-tedesca è una dei tanti Scienziati invisibili del saggio di Carlo Barbera (Mattioli 1885) che ripercorre, “dall’Aspirina al Prozac, 25 farmaci e le storie di chi li ha scoperti”.
Le vie della farmaceutica sono lastricate di buone intenzioni, fiaschi clamorosi – “l’80% è fallimento”, © Michael Sofia – e successi inaspettati o fortuiti: la scienza è un luna park bizzarro, divertente e umanissimo, popolato da dottor Frankenstein e altri artisti perlopiù dimenticati, che però ci hanno salvato o migliorato la vita. L’Imodium, ad esempio, è inserito nel kit da viaggio dei primi astronauti sulla Luna: l’ha scoperto Paul Janssen, “il più prolifico inventore”, papà di oltre 80 medicine, tra cui il Fentanyl, un anestetico che permette pionieristici interventi a cuore aperto, con strascichi però letali. La chimica è Breaking Bad e il pharmakon sia rimedio sia veleno: anche quando cura, i suoi effetti collaterali possono essere tossici, con buona pace della Bayer che nel 900 commercializza l’eroina per sedare la tosse mentre sospende temporaneamente la ricerca sull’acido acetilsalicilico perché dannoso. Sperimentare è esplosivo: Leo Sternbach, a 13 anni, incenerisce il balcone della prof. per un esperimento fallito; è riabilitato da alcune trovate adulte come il diazepam, un tranquillante battezzato Valium. Il doc fumantino prova su se stesso diversi ansiolitici ma lo stancano o deprimono: “Per chi non ne ha bisogno, meglio un bicchiere di whisky”. Che rockstar questi studiosi che conoscono “l’ebbrezza della scienza e la precisione della poesia” (© Nabokov): non a caso, Carl Djerassi, inventore della pillola anticoncezionale, è stimato poeta. Di taglio narrativo è anche il carosello di Barbera, dal Pentothal (amico del Fentanyl, lo sa pure Paz) alle penicilline semisintetiche, tipo l’Augmentin, bocciato dal British Medical Journal “incerto sul suo valore”. E poi, i betabloccanti per problemi cardiaci (scoperti da James Black, il cui padre muore d’infarto); il Ventolin per l’asma (inventato in un’azienda che produce pasticche di ribes per il mal di gola); gli antibiotici contro lebbra e tubercolosi (“rifamicine” dal film Rififi); il Captopril contro l’ipertensione; il Diflucan contro le infezioni fungine; il Prozac, primo antidepressivo moderno; i triptani per l’emicrania; gli antidiabetici; gli antivirali per l’epatite C; le terapie ormonali o monoclonali antitumorali, scoperte grazie a uno zoologo.
Tutto concorre all’illuminazione geniale: il caso; la fortuna; la pervicacia; i colleghi; gli strumenti e i soldi a disposizione; la biografia, la creatività, il carattere. Brutto carattere: “Dal di fuori sembro un bastardo, ma se uno guarda a fondo, quello che vede è proprio un bastardo”, dice di sé Maurice Hilleman, padre di oltre 40 vaccini (varicella, morbillo…). Per molti è “un pazzo”, ma la realtà lo incorona profeta poiché prevede la pandemia di asiatica nel 1957: il suo vaccino è pronto a giugno, il virus entra in Usa a settembre. Inventa poi il siero anti-orecchioni, testato su sua figlia, e anti-epatite B, provato su omosessuali e drogati: “Il problema è convincere i dirigenti che un vaccino ottenuto dal sangue di gente che si spara droghe in vena è sicuro”. Muore sognando l’immunizzazione dal cancro: avvia la ricerca sul tumore che lo sta divorando e che termina il test prima di lui.
Quello dell’industria farmaceutica è un “lavoro sporco che qualcuno deve pur fare”: luci e ombre, etica e profitti, cura e speculazione; va piano solo la parità di genere (sarà raggiunta nel 2090). Le scienziate sono sbeffeggiate, marginalizzate, osteggiate: a Gertrude Elion rifiutano diversi lavori perché troppo carina o senza dottorato, eppure è lei l’inventrice dell’antivirale Zovirax, anche grazie a una pregressa esperienza con la maionese. Dopodiché vince il Nobel. Altre volte è la Storia che si mette di traverso: Arthur Eichengrün è scippato della scoperta dell’Aspirina perché ebreo e spedito al lager a 77 anni. Col nazismo se la passa male pure Gerhard Domagk, inventore del Prontosil antibatterico, testato su sua figlia di sei anni in fin di vita: nel 1939 la Gestapo gli impedisce di ritirare il Nobel, vietato per legge. In Urss, invece, Stewart Adams ha l’intuizione sull’ibuprofene, fino ad allora usato per i reumatismi: la vodka contribuisce a creare il Brufen, l’antidolorifico più venduto al mondo. Una scatola ogni tre secondi: quasi quanto un brindisi.