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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Cento famiglie di riservisti Idf in villeggiatura sarda

Per prima cosa hanno chiesto dove si potesse acquistare cibo kosher, le pietanze preparate secondo la tradizione ebraica tanto odiate dai vegetariani. Dopo, sorridenti e rilassati, si sono sistemati nelle comode stanze del Forte Hotel Village, il lussuoso e premiatissimo resort meta di sceicchi, star del cinema e famosi calciatori, a 30 chilometri da Cagliari, sulla splendida spiaggia di Santa Margherita di Pula, dov’erano attesi e dove la direzione aveva organizzato un’accoglienza circondata da un inflessibile cordone di sicurezza.
È cominciata così, tra ingressi presidiati e contingenti di guardie armate, la vacanza in Sardegna di un centinaio di famiglie arrivate da Israele che le organizzazioni pro-Pal indicano come legate ai reduci dai massacri di Gaza. Ogni dettaglio li identifica come militari dell’Idf. Non c’è un anziano, tutti nell’età giusta per imbracciare un mitragliatore e usarlo. Era già accaduto l’anno scorso a Santa Teresa Gallura, con la stessa atmosfera di silenziosa complicità che l’Italia garantisce alle milizie di Netanyahu. Un copione cui la Sardegna può opporre solo una resistenza pacifica, qualche decina di manifestanti con le bandiere palestinesi tenuti sotto controllo all’aeroporto: dopo i quattro dell’altroieri sono in programma altri voli di linea El Al da Tel Aviv e charter di compagnie israeliane per l’aeroporto di Elmas, dove la Questura cagliaritana ha dovuto creare percorsi protetti non si sa bene da cosa. Uno spiegamento di forze da visita presidenziale, giubbotti antiproiettile e artificieri, le auto della polizia già a bordo pista, che l’ufficio stampa della Questura minimizza: “Un dispositivo di sicurezza normale quando si attendono voli sensibili” avverte l’addetta stampa. Soldati in licenza? “A noi non risulta – è la risposta invariabile – sono turisti con le loro famiglie”. Centinaia di turisti che da quando Netanyahu ha riacceso le polveri hanno scelto la Sardegna per le loro vacanze. Tutti insieme, tutti nello stesso periodo, tutti nel resort che ignoti tour operator hanno voluto riservare loro. In nome di un’amicizia che ai sardi non risulta: “Sembra che la nuova colonia turistica dei simpatici giovani israeliani possa diventare la Sardegna – è il commento dell’associazione Sardegna Palestina – grazie anche all’indefesso lavoro della nostra impareggiabile presidentissima, sempre sperando che non si trattengano troppo, come è avvenuto in altri bei posti del Mediterraneo”.
È vero che loro malgrado gli abitanti dell’isola alimentano guerre e stermini con gli armamenti prodotti dalla tedesca Rwm nelle campagne di Domusnovas, appena una trentina di chilometri da Elmas. Ma tralasciando il fatto che fra i destinatari degli ordigni ci sia anche Israele, a chi è contrario alle invasioni criminali non restano che bandiere, striscioni e slogan, come quelli usati l’altroieri all’arrivo in aeroporto dei voli con la stella di David. Per il resto è solo ospitalità a cinque stelle, con il celebre resort affidato al controllo attento dell’Italpol, fra ingressi videosorvegliati, presidiati giorno e notte, compresi quelli dalla spiaggia, per garantire ai villeggianti o veterani di guerra un soggiorno sereno e un riposo dalle fatiche belliche interrotto soltanto da sessioni di shopping nelle griffatissime botteghe del villaggio: le signore le hanno prese d’assalto. Dal cielo di Santa Margherita non piovono missili e c’è abbondanza di cibo internazionale: com’è lontana la realtà terrificante di Gaza e delle colonie vista dai bungalow più costosi della costa sarda.