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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Donald balla da solo

C’è un argomento che in questi ultimi tre mesi Donald Trump ha menzionato più delle tariffe, della sanità e della guerra in Iran: la nuova sala da ballo, la struttura che sta facendo costruire nell’ala est della Casa Bianca, al momento ridotta in macerie. Una vera e propria ossessione, come l’ha chiamata il Washington Post, sottolineando come Trump abbia «fatto riferimento alla sala da ballo in circa un terzo dei giorni di quest’anno». «Sono un costruttore davvero bravo. La cosa che mi riesce meglio nella vita è costruire», ha detto ai giornalisti la scorsa settimana, mentre in lontananza il fragore delle ruspe sovrastava le sue parole. L’edilizia non come attività secondaria, ma perno della sua eredità politica: appariscente, eccessiva, indistruttibile e in cui Trump è coinvolto in ogni aspetto, dalla scelta di marmi e onici fatta presso uno showroom di pietre nel sud della Florida, al colore “Blu America” con cui sta facendo ridipingere il fondo della Reflecting Pool, la piscina riflettente che si estende davanti al Lincoln Memorial, uno dei luoghi più iconici di tutta Washington, lo stesso colore che adesso vuole usare anche per il fondo della fontana presso il Memoriale della Seconda Guerra Mondiale, il suo progetto più recente.
La sala da ballo non è un’iniziativa isolata: c’è la modifica del colonnato trasformato nella “Presidential Walk of Fame”, con le foto di tutti i Presidenti tranne Biden, sostituito da una autopenna; c’è il Giardino delle Rose di Jackie Kennedy spianato e cementato per far posto a tavolini e ombrelloni da sole; c’è l’arco di che verrà eretto e che deve essere il più alto del mondo; c’è il progetto per un “Giardino degli Eroi Americani”, già proposto durante il suo primo mandato e accantonato dall’amministrazione Biden; ci sono le modifiche al bagno nella Lincoln Bedroom e ovviamente quelle visibili agli interni dello Studio Ovale, ora tutto dorato. Introdotta come una struttura che sarebbe stata finanziata interamente da capitali privati, la nuova sala da ballo è invece diventata argomento politico, dal momento che la Casa Bianca ha cercato, per ora senza successo, di fare pressione sul Congresso affinché autorizzi un miliardo di dollari per le spese di sicurezza legate alla costruzione.
I motivi di sicurezza sono sempre stati citati da Trump come la ragione per la ballroom, una stanza non solo capiente abbastanza – si parla di mille persone – per le cene di Stato, ma eventualmente anche per ospitare un insediamento presidenziale: il progetto, a quanto pare, prevede un tetto a prova di droni e missili, postazioni per cecchini e una struttura militare sotterranea per sostituire il vecchio bunker. «Questa sala viene costruita per altri presidenti, non per me», ripete spesso Trump a chi sospetta che il progetto nasconda il desiderio di non lasciare la Casa Bianca. Una spiegazione meno complottista riguarda l’invidia per chi la sala da ballo ce l’ha e più grossa, in questo caso il presidente cinese Xi Jinping. Tornato dal vertice di Stato a Pechino lo scorso 14 maggio, Trump su Truth ha scritto: «La Cina ha una sala da ballo, e così dovrebbero averne una anche gli Usa!», mentre in Rete diventava virale il video del segretario di Stato Marco Rubio che con il naso all’insù ammirava e indicava il soffitto ornato all’interno della Grande Sala del Popolo. Invidia e risentimento sono i principali motori di ogni azione di Trump, anche in questo caso. Invidia per le opere del presidente cinese, risentimento perché, come ha raccontato David Axelrod, che all’epoca ricopriva il ruolo di alto consigliere di Barack Obama, Trump si era offerto di costruire la sala da ballo già nel 2010. Un’offerta che l’amministrazione Obama non aveva preso in considerazione, provocando in Donald irritazione e sdegno.
Intanto, sono già oltre 10 le cause intentate contro l’agire dell’amministrazione. Domenica, rivolto a Richard Leon – il giudice che ha stabilito che il presidente non possiede l’autorità legale per procedere con il progetto – Trump ha scritto che lo riterrà responsabile se la sua sala da ballo non verrà completata in tempo. «Dovrebbe smetterla di giocare con la sicurezza dell’America. Se dovesse accadere qualcosa, sarà ritenuto responsabile della morte e distruzione causate al nostro Paese». Sondaggi recenti dicono che il 58% degli americani è contrario alla demolizione della East Wing per fare spazio alla sala da ballo. Significa che più della metà degli americani vede le cose per quello che sono: un progetto guidato dalla vanità di chi lo vuole. O, come nelle parole di Trump medesimo: «Sto costruendo un monumento a me stesso, perché nessun altro lo farà».