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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Danimarca, Frederiksen per la terza volta premier

Pericolo scampato. In Danimarca i negoziati per la formazione del governo, conclusisi ieri dopo più di due mesi, tre settimane fa stavano per portare al potere l’estrema destra. E invece alla fine l’ha spuntata di nuovo lei, la leader socialdemocratica Mette Frederiksen, che è stata confermata premier per la terza volta consecutiva dal 2019.
Frederiksen guiderà una coalizione di centrosinistra composta, oltre che dai socialdemocratici, da due partiti di sinistra – il partito popolare di sinistra SF e i radicali – e da uno di centro, i Moderati.
Come erano andate le elezioni
Il 24 marzo Frederiksen ha vinto le elezioni anticipate, da lei indette per sfruttare l’“effetto Groenlandia”, ovvero la popolarità riacquisita grazie alla ferma opposizione alle mire di Donald Trump sull’isola artica che è territorio danese. Un voto che si è giocato anche sull’economia e le condizioni dei maiali negli allevamenti intensivi. Il suo partito ha tuttavia registrato il proprio peggior risultato dal 1903: solo 21,8% e 38 seggi, contro i 50 del 2022. In tutto, il governo conterà su 82 seggi su un totale di 179, dunque sarà di minoranza (una circostanza ormai piuttosto comune in Nord Europa), anche se l’Alleanza rosso-verde potrebbe alla fine appoggiarlo dall’esterno.
Un lungo negoziato
Un primo round di negoziati guidato da Frederiksen era fallito, e così l’8 maggio il re aveva passato la palla al liberale Troels Lund Poulsen, che aveva dialogato anche con l’estrema destra senza però neanch’egli riuscire a trovare un’intesa. Il secondo round dei negoziati, i più lunghi della storia danese, hanno portato alla formazione del nuovo esecutivo, i cui ministri saranno annunciati domani. Decisivo è stato riuscire a convincere i Moderati, ago della bilancia parlamentare, guidati da Lars Løkke Rasmussen, ex premier e poi anche ministro degli Esteri nell’ultimo governo Frederiksen (dunque protagonista delle trattative con Washington per la risoluzione del caso Groenlandia).
Chi è Mette Frederiksen
La 48enne Frederiksen si conferma una dei leader più vincenti e longevi della sinistra occidentali. Il suo modello è controverso perché sposa da un lato una tradizionale difesa del welfare scandinavo e dei diritti civili e dall’altro una durissima politica anti-migranti che giustifica proprio con la necessità di salvaguardare il welfare ed è da esempio per le destre internazionali, compresa Giorgia Meloni (ed è servito negli anni a spolpare elettoralmente l’estrema destra danese).
La sua tenacia nei negoziati fa il paio con quella della campagna elettorale, dove è risalita nei sondaggi grazie alla sfida a Trump ma anche alla proposta di una tassa sui super-ricchi, con cui ha frenato l’emorragia dei voti che si era manifestata nella disfatta delle amministrative di novembre, quando i socialdemocratici avevano perso Copenaghen per la prima volta in un secolo di storia.
Figlia di un tipografo e di una insegnante, madre di due figli, molto attiva su Instagram, Frederiksen è deputata da quando aveva 24 anni. Alla guida dei socialdemocratici da undici anni, è stata anche ministra del Lavoro e della Giustizia. Prima è stata premier di un governo di minoranza tutto socialdemocratico, poi di una grande coalizione, superando la sfida del Covid e la “crisi dei visoni” (l’abbattimento da lei ordinato per motivi sanitari dell’enorme mandria di visoni del Paese, che poi si è rivelato illegale) e ponendosi in prima linea nel sostegno all’Ucraina. Ora sarà alla testa di un esecutivo di centrosinistra. “Penso che tutti rimarranno sorpresi dalla nostra determinazione”, ha detto ieri. “Il nostro programma farà bene ai cittadini danesi, alle generazioni future e anche agli animali”, ha promesso.