repubblica.it, 2 giugno 2026
Trump rende Maga i festeggiamenti dei 250 anni degli Usa
Doveva essere il momento in cui l’America avrebbe dovuto riscoprire la propria unità, celebrando i valori fondanti del suo esperimento, ma si sta trasformando invece nella dolorosa riprova di una profonda spaccatura culturale prima che politica, da cui sembra afflitta in maniera sempre più insanabile. Stiamo parlando delle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario della nascita degli Stati Uniti, che ricorre il prossimo 4 luglio. La speranza dei responsabili era quella di farne un’occasione di riflessione, concentrata sulle cose che uniscono gli americani invece di quelle che li dividono, ma il presidente Trump ha preferito ancora una volta scegliere la polarizzazione, generando una risposta uguale e contraria da parte dei suoi oppositori.
I primi segnali erano già venuti dalle scelte estetiche e architettoniche, come i piani per costruire un arco di trionfo davanti al cimitero militare di Arlington, i lavori di ristrutturazione alla Casa Bianca e quelli sul Mall di Washington. Per non parlare dell’idea di stampare una banconota celebrativa da 250 dollari con sopra la faccia di Trump, aggirando la legge che al momento vieta di mettere persone in vita sui biglietti verdi. Poi il presidente si è appropriato della sostanza delle celebrazioni, attraverso il comitato organizzatore Freedom 250. Ha cominciato con Rededicate 250, che il 17 maggio scorso ha organizzato un “giubileo di preghiera” al Mall, per riaffermare il carattere cristiano della nazione. Ora non c’è dubbio che gli Usa abbiano radici cristiane, ma i padri fondatori si era preoccupati di bilanciarle con i valori laici, proprio allo scopo di evitare pericolose derive di inclusione ed esclusione fra i cittadini basate sulla fede, in un paese fondato da pellegrini in fuga dalle persecuzioni religiose in Europa.
La polarizzazione poi è stata estesa anche agli aspetti più ludici delle celebrazioni. Ancora una volta il primo a muoversi è stato Trump, che ha voluto la “Great American State Fair” sul Mall di Washington dal 25 giugno al 10 luglio, festival popolare finalizzato ad usare la musica per attirare il pubblico. L’operazione si è scontrata subito con le defezioni di alcuni artisti e le polemiche sui partecipanti. Ha stupito la presenza nell’elenco dei Milli Vanilli, o almeno quanto resta di questo duo diventato famoso in tutto il mondo, o infame, perché i cantanti Fab Morvan e il defunto Rob Pilatus in realtà non cantavano mai. Ancora di più ha pesato la rinuncia della stella country Martina McBride, spiegata così: “Mi era stata presentata l’opportunità di partecipare ad un evento non partitico, ma si è rivelata un imbroglio. Credevo fosse l’occasione per celebrare i nostri 50 Stati e unire la gente come solo la musica può fare, ma non è questo che sta accadendo”.
La “Great American State Fair” sarà propaganda trumpista e Martina non la considera una buona idea per celebrare un anniversario che dovrebbe puntare ad unire gli americani. Trump si è infuriato e ha risposto via social che cancellerà i concerti di “questi artisti di terzo livello strapagati, tenendo invece un mio discorso”. Tanto – ha poi aggiunto sui social – lui è più popolare di Elvis Presley nel momento più alto della sua carriera.
Nelle stesse ore Bruce Springsteen e il chitarrista di Rage Against the Machine Tom Morello hanno annunciato che il 3 ottobre organizzeranno al Merriweather Post Pavilion vicino a Washington il festival “Power to the People”, insieme a Foo Fighters, Dave Matthews, Joan Baez e altri. “Esiste una sensazione palpabile – ha detto Morello al Washington Post – che in gioco ci siano non solo il nostro paese e la democrazia, ma le famiglie, gli amici, i vicini, minacciati dal pericolo della marea montante del fascismo”. Springsteen ha aggiunto: “Nessuno verrà a salvarci, dovrà farlo il popolo americano prendendo posizione”. Il festival si terrà nel pieno della campagna per le elezioni midterm di novembre, con lo scopo dichiarato di usarle per fermare Trump. Altri stanno organizzando celebrazioni alternative per il 4 luglio, o pianificano di saltarlo del tutto, perché hanno un’idea completamente opposta del suo significato. Alla fine di questo scontro, il rischio è che sul campo resti come vittima la già martoriata unità del paese.