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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Diciottenne bianco viene ucciso in Inghilterra e “White Lives Matter” diventa virale

Una vicenda drammatica, assurda e che per molti è l’esempio di razzismo al contrario, nei confronti dei bianchi. Tanto che da ieri sera online è virale la frase “White Lives Matter”, ossia anche “le vite dei bianchi contano”, speculare al movimento “Black Lives Matter” nato dopo il brutale omicidio di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis il 25 maggio 2020. Ed ecco un’altra tragica analogia. Anche Henry Nowak, ragazzo inglese di 18 anni, bianco, ha detto più volte agli agenti “non respiro”, “I can’t breath”, prima di spirare sotto la loro custodia. E come allora, anche questa storia potrebbe scatenare una rivolta etnica e culturale, stavolta a destra. Il padre di Henry, Mark Nowak, è durissimo: “È vergognoso e inaccettabile”.
I fatti, dall’inizio. È la notte del 3 dicembre 2025 ed Henry Nowak sta tornando a casa a Southampton, nel sud dell’Inghilterra, dopo aver passato una serata con gli amici. A un certo punto, Nowak viene affrontato da un coetaneo di etnia sikh, Vikcrum Digwa, di 23 anni, un fanatico delle armi che lui porta apertamente in giro “perché ammesse dalla mia religione”. E che, con la complicità del fratello e un amico, lo accoltella mortalmente senza motivo in strada, sferrandogli almeno cinque colpi fatali con la sua lama lunga 21 centimetri.
Digwa e suo fratello chiamano la polizia, millantando il falso: “Venite, io e i miei amici siamo stati aggrediti da un razzista che voleva farci del male, ci siamo dovuti difendere”. Gli agenti arrivano e il video finalmente pubblicato ieri dalla Hampshire & Isle of Wight Constabulary, registrato dalle mini-telecamere delle divise dei poliziotti, è agghiacciante: Nowak è riverso a terra, sanguinante, in fin di vita, dice di esser stato accoltellato, con la voce oramai fioca implora: “Non respiro”. Ma gli agenti non gli credono. Uno di loro dice: “Non credo proprio che tu sia stato accoltellato, amico”, e gli riferisce i diritti che ha dopo il fermo. Fino a quando, e passa oltre un minuto, una poliziotta si accorge della gravità della situazione e chiama l’ambulanza.
Troppo tardi. Nowak muore ammanettato, sulla strada, nonostante sia innocente, sotto la custodia della polizia. Che ha creduto a Digwa, nonostante quest’ultimo avesse dichiarato il falso, ossia di essere stato aggredito su base razziale dal 18enne bianco. Invece, la vittima era Nowak, per una vita terminata tragicamente su un marciapiede. Non solo: la madre dell’omicida, anch’essa di etnia sikh, nei momenti concitati dell’intervento della polizia, arriva sul posto, prende l’arma di suo figlio e la fa scomparire, portandola a casa (sarà poi ritrovata successivamente). Digwa è stato condannato ieri ad almeno 21 anni di carcere.
Una sentenza che a molti non basta. Perché il caso ha scatenato un enorme putiferio in Inghilterra, soprattutto sui tabloid e nella destra del Paese. Per loro questo sarebbe “l’ennesima dimostrazione che sono i bianchi a essere discriminati”, perché la polizia “ha creduto automaticamente all’assassino sikh dopo che questi aveva millantato di aver subìto un attacco razzista, e non al bianco Henry”. Nigel Farage, leader del partito Reform UK, è una furia. Stamattina ha pronunciato un discorso di emergenza nazionale: “Queste sono le immagini più sconvolgenti di discriminazione che vedrete mai. Un ragazzo bianco ammanettato da agenti di polizia più preoccupati da un’accusa di razzismo che da un omicidio. Questo deve rappresentare un punto di svolta. Anche le vite dei bianchi contano”.
Continua Farage: “Che cosa dice Henry Novak? “Non riesco a respirare”. Parole tristemente familiari. Ricordate George Floyd, un pregiudicato di lungo corso, morto in circostanze terribili nel Midwest degli Stati Uniti alcuni anni fa? Ricordate la reazione a quell’evento e il modo in cui si comportò la polizia? Nel giro di pochi giorni Keir Starmer si inginocchiava in segno di solidarietà. Il movimento Black Lives Matter esplose in tutto il Paese. La statua di Churchill venne imbrattata, il Cenotaph a Londra vandalizzato. Eppure, quale è stata la reazione pubblica dei nostri leader e politici, e dei media? Assoluto silenzio. Viviamo in una cultura a doppio standard, in cui i diritti e gli interessi dei bianchi contano meno di quelli delle minoranze etniche. Negli ultimi decenni, siamo stati sottoposti a un’immigrazione di massa di proporzioni davvero incredibili. Abbiamo introdotto leggi contro i discorsi d’odio, abbiamo adottato un’agenda “Dei” (Diversità, Equità e Inclusione), abbiamo introdotto quella che viene definita discriminazione positiva a favore delle minoranze etniche e a svantaggio dei bianchi le cui famiglie vivono in Gran Bretagna, in molti casi, da secoli. Questo è il pasticcio in cui ci siamo cacciati. Ed è per questo che, per certi versi, ciò che è accaduto quella notte a Southampton forse non dovrebbe sorprenderci nella Gran Bretagna dei due pesi e due misure. Basta con i pregiudizi contro i bianchi”.
Ma Farage non è l’unico. Tutta la galassia di destra e conservatrice sta ribollendo, ed è una furia da ieri sera, quando è stato rilasciato il video degli agenti. L’episodio è clamoroso, farà discutere per molte settimane, forse avrà un forte impatto sulle prossime elezioni. Tanto che anche il primo ministro Sir Keir Starmer è intervenuto subito ieri sera, ma con dichiarazioni che non hanno sopito l’ira di chi ora urla “White Lives Matter”: “Si tratta di un caso terribile e sconvolgente. I familiari di Henry hanno dovuto affrontare il trauma di un lungo processo e sopportare che l’assassino inventasse accuse vergognose nei confronti di loro figlio, un ragazzo riflessivo, gentile e profondamente amato. Dobbiamo interrompere questa spirale di tragedie affrontando l’orrore della criminalità legata ai coltelli”.
Parlando ieri pomeriggio fuori dal tribunale dopo la sentenza, Mark Nowak, padre di Henry, ha rilasciato dichiarazioni drammatiche, accusando la polizia di aver creduto alle menzogne dell’assassino, nonostante suo figlio Henry avesse detto loro per nove volte che non riusciva a respirare e che era stato accoltellato, e sottolineando il contrasto “insopportabile” tra il modo in cui è stato trattato suo figlio e il modo in cui è stato trattato il suo assassino: “Mio figlio Henry non è morto con dignità. Non avrebbe dovuto morire per strada a Southampton mentre era sotto la custodia della polizia”.
"Il suo assassino, invece, è stato trattato con rispetto”, continua Nowak con tutta la famiglia in lacrime alle spalle, “gli hanno creduto. Non è stato ammanettato al momento dell’arresto. Non è stato ammanettato durante il trasferimento alla stazione di polizia. Per quanto ne sappiamo, non è mai stato ammanettato. E, come lo stesso Vickrum Digwa ha raccontato in tribunale, mentre era in stato di arresto per l’omicidio di Henry, la polizia lo ha persino accompagnato in cucina affinché potesse scegliere cosa mangiare. Questo contrasto è insopportabile”.
"La polizia era stata informata sia da nostro figlio, sia da un cittadino che aveva chiamato la polizia dicendo di aver sentito qualcuno gridare di essere stato accoltellato”, conclude Nowak, “ma la polizia non ha gli creduto. Henry è stato quindi trascinato sulla ghiaia, gli agenti gli hanno girato le mani dietro la schiena ed è stato ammanettato. Invece di essere trattato come una vittima in fin di vita, la polizia lo ha arrestato formalmente per aggressione. Questo è inaccettabile. È una vergogna. La mia vita, e quella dei miei familiari, non sarà mai più la stessa”.