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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Autovelox non omologati, ma si usano ancora

La Cassazione era stata chiara: gli autovelox approvati ma non omologati non potevano fondare validamente le multe. Eppure, a due anni dal terremoto giudiziario, i dispositivi non sono spariti, i verbali hanno continuato a essere elevati e gli incassi non si sono fermati. 
Il Corriere della Sera ha passato al setaccio i bilanci appena pubblicati dei 14 Comuni italiani sopra i 250 mila abitanti. Risultato: nel 2026, cioè per le multe 2025, le grandi città hanno incassato ancora 56.209.318 euro da sanzioni per eccesso di velocità rilevate con apparecchi elettronici. Meno dei 73.284.724 euro del 2023, riferiti alle multe 2022. Il 2024 resta fuori dal confronto principale perché la sentenza 10505 della Cassazione è stata depositata ad aprile, tagliando l’anno in due.
Gli incassi
La frenata c’è, ma non ovunque allo stesso modo. Trieste crolla quasi a zero. Genova scende da 10,7 milioni a 4,8. Milano passa da 12,9 a 6,9. Roma da 6,1 a 2,3. Firenze resta la città con l’incasso più alto da autovelox, 19,7 milioni, ma arretra rispetto ai 23,2 milioni del 2023. Di segno opposto Bologna, che sale da 4,2 a 9,2 milioni, Messina, Palermo e Catania. Napoli passa invece da 4.500 euro a zero. Gli incassi, però, non sono il numero delle multe elevate. Sono le multe pagate. E chi paga rinuncia, di fatto, a contestare la sanzione. «Dopo la Cassazione molti automobilisti possono avere fatto ricorso o scelto di non pagare subito, aspettando nuovi sviluppi», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente di Viabilità Italia per l’Anci. Il dato racconta così anche il caos omologazioni: Comuni prudenti, ricorsi, verbali contestati, cittadini più agguerriti.
Il fronte dei ricorsi giudiziari contro le multe, intanto, resta apertissimo. Il 14 maggio la seconda sezione civile della Cassazione ha bocciato il ricorso del Comune di Lugo e dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna contro un’automobilista. È la quarantaquattresima decisione consecutiva nello stesso senso: approvazione e omologazione ministeriale «non possono ritenersi equipollenti sul piano giuridico». L’ente è stato condannato alle spese e a ulteriori somme: 800 euro alla controparte e 500 alla Cassa delle ammende.
Il censimento
Il punto politico è un altro. Per anni gli autovelox sono stati raccontati come il grande «bancomat» dei Comuni. «Ma nei grandi centri urbani valgono appena il 9 per cento degli incassi complessivi. Le multe, tutte insieme, superano i 631 milioni di euro. Il grosso arriva da Ztl, soste, corsie preferenziali, accessi vietati e varchi elettronici», continua Altamura.
C’è poi il paradosso nel paradosso. Il primo giorno del censimento del ministero dei Trasporti gli apparati registrati erano 3.625. Oggi sono 4.026. Mentre i giudici mettevano paletti severissimi, gli enti continuavano a registrare dispositivi.
Ora si aspetta il decreto sull’omologazione, atteso da oltre 34 anni. La bozza ha superato la notifica a Bruxelles e attende il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Secondo il testo tecnico, circa uno su quattro degli apparecchi censiti rientrerebbe nei nuovi criteri previsti. Gli altri potrebbero dover essere disattivati o sottoposti a nuove procedure di adeguamento e omologazione. 
Le multe
Intanto il decreto pone grossi dubbi ai giuristi. «Non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge – avverte Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze – farlo significherebbe violare il principio di legalità e quello della prevalenza delle fonti di rango primario sui regolamenti e sugli atti amministrativi». Tradotto: il contenzioso rischia tutt’altro che di finire.