Corriere della Sera, 2 giugno 2026
La giudice, da Equalize ai dati rubati. Archiviata ma di nuovo indagata
Archiviata sul caso Equalize, incriminata invece insieme a un carabiniere per un accesso abusivo (alla banca dati Sdi delle forze dell’ordine) estraneo alla vicenda Equalize ma emerso dal sequestro del suo telefono in quella stessa inchiesta: l’avviso di conclusione delle indagini, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato un mese fa dalla stessa Procura di Brescia che il 19 maggio aveva invece poi ottenuto dal gip l’archiviazione dell’ex giudice Carla Romana Raineri – già presidente a Milano dell’importante I sezione civile della Corte d’Appello, ex membro del Csm dei giudici tributari, ex capo di gabinetto della sindaca romana Virginia Raggi – su altri accessi abusivi praticati dall’agenzia investigativa Equalize del presidente di Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali, con gli operativi Carmine Gallo (morto un anno fa) e Samuele Calamucci. Nel 2024 gli atti su Raineri erano stati trasmessi dal pm milanese Francesco De Tommasi ai colleghi di Brescia (competenti sulle toghe milanesi) quando le intercettazioni l’avevano «ascoltata mentre si accordava con con Gallo e Calamucci per ottenere informazioni sul marito e una persona». Il 25 ottobre 2024 Raineri era stata perquisita e indagata da Brescia, dove però lo scorso 19 maggio alle ore 10.02 il procuratore aggiunto Nicola Serianni e il pm Iacopo Berardi, e poi il gip Marco Ernesto Macca alle ore 14.52, avevano concluso che «avesse chiesto a Equalize “i bancari” del marito, all’evidente scopo di capire se vi fosse stato depauperamento familiare»; e che, «viceversa, Gallo e Calamucci effettuarono accessi abusivi alle banche dati Sdi e Punto Fisco». Quindi per i pm la richiesta di Raineri, non attuata da Equalize, «ricade nell’ambito della istigazione non accolta»; mentre «Gallo e Calamucci (si deve ritenere, di propria iniziativa) rivelarono a Raineri informazioni che lei apparentemente non aveva richiesto. A «rafforzare questa tesi», ecco il riferimento dei pm all’altro fascicolo, «vi è l’idea che Raineri non avrebbe avuto bisogno di richiedere un accesso allo Sdi, per il semplice motivo che disponeva già di tali informazioni, avendole richieste in precedenza a un maresciallo». Ed è col carabiniere che Raineri condivide il rischio di processo per l’accesso abusivo ai precedenti del compagno di una donna che era al centro di propri timori. «È vicenda del tutto avulsa da Equalize – replica il difensore Nicola Menardo —, emersa dai sequestri informatici: prendiamo atto della lettura della Procura, per noi l’accesso è invece privo di rilevanza penale, legittimo nell’ambito di preoccupazioni della dottoressa per la possibile commissione di reati patrimoniali».