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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Le chat di Mandelson imbarazzano il governo inglese

Più che eclatanti rivelazioni, i nuovi documenti resi pubblici ieri relativi alla nomina di Lord Mandelson ad ambasciatore britannico a Washington sono una fotografia di come funziona oggi la macchina dei governi: tramite WhatsApp e email.
Sono decine di messaggini e centinaia di scambi di posta elettronica fra Mandelson e ministri del governo di Keir Starmer quelli ora pubblicati, che mettono a nudo quello che i protagonisti della politica veramente pensano. E così abbiamo l’ex ambasciatore che definisce il governo «vessato e afflitto: richiede un riaggiustamento completo», mentre i ministri «non lavorano come una squadra, non sono guidati e non sanno davvero cosa Keir (Starmer) pensa o vuole: anzi, la maggior parte di loro non crede che Keir sappia cosa vuole».
Giudizi sprezzanti sul primo ministro, che sicuramente sono fonte di ulteriore imbarazzo: anche se ormai non resta più molto da perdere, dato che Starmer è un premier zombie che con tutta probabilità verrà sostituito nelle prossime settimane. L’opposizione si è attaccata soprattutto alle frasi dell’attuale ministro del Lavoro e delle Pensioni, che confessa che «ogni riunione è: chi possiamo tassare per pagare i sussidi agli altri?»
I file sono stati resi pubblici a seguito di una mozione dei Conservatori che non si poteva aggirare: ma anche se il governo ha vantato un «esercizio di trasparenza», ieri mancava il documento più importante, ossia il rapporto di sicurezza sulla nomina di Mandelson, che probabilmente conteneva le obiezioni dovute ai suoi legami d’affari con Cina e Russia. La polizia ha chiesto di tenerlo riservato perché fa parte dell’inchiesta in corso per abuso d’ufficio, lanciata perché Mandelson avrebbe condiviso informazioni riservate col suo amico Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo americano.
Il Lord era stato nominato ambasciatore negli Usa a fine 2024, aveva premuto per diventarlo, ma nel settembre dell’anno scorso è stato cacciato dopo che era emersa tutta l’ampiezza dei suoi legami con Epstein. Ciò che è stata messa in questione in questa vicenda è la capacità di giudizio di Starmer, che aveva scelto per un ruolo così delicato un personaggio pieno di ombre, già a suo tempo soprannominato il «principe delle tenebre». Si puntava sulle sue indubbie qualità per «ammansire» Donald Trump, ma la nomina si è rivelata un boomerang che continua a tornare indietro.