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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Dopo il taglio delle accise possibili aiuti ai più deboli

Per la quinta volta in tre mesi il governo Meloni si trova di fronte al dilemma di cosa fare di fronte al caro-carburanti: decidere una nuova proroga del taglio delle accise che scade il 6 giugno oppure cambiare strada? Dopo le ripetute esortazioni della Commissione europea a passare dagli sconti per tutti a quelli mirati sui soggetti più deboli e dopo che una linea analoga è stata sposata venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali, si fa strada nel governo l’idea di concentrare gli aiuti sui più vulnerabili, caricando un voucher per l’acquisto di benzina e diesel sulla social card «Dedicata a te», che spetta alle famiglie numerose con Isee fino a 15 mila euro. Considerando che le famiglie titolari della social card sono circa 1,2 milioni, servirebbero 120 milioni per distribuire un voucher di 100 euro a testa, una copertura facilmente reperibile con l’extragettito Iva. Ma per tutti gli altri la benzina subirebbe, dal 7 giugno, un aumento di 6 centesimi al litro e il gasolio di 12 (Iva compresa).
A uscire allo scoperto in favore di interventi selettivi è stato ieri il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a Tgcom24. «Valutiamo quello che sarà il livello dei prezzi nei prossimi giorni. Il ministero dell’Economia sta facendo tutte le valutazioni di merito: se intervenire e come intervenire. Io, per esempio, personalmente, sono convinto che devono essere fatti interventi settoriali». Lo stesso Pichetto ha poi osservato che si deve fare anche una valutazione sulle risposte che arriveranno da Bruxelles rispetto alla richiesta italiana di ampliare i margini di flessibilità di bilancio proprio per sostenere le spese in favore di famiglie e imprese contro il caro-carburanti e il caro-bollette.
In assenza di questi margini di flessibilità, il governo sarebbe infatti costretto a continuare a navigare a vista. Come sta facendo dal 18 marzo scorso, quando approvò il primo decreto legge di taglio delle accise, prorogato poi per ben tre volte, con modifiche che hanno ridotto lo sconto sia sul diesel sia sulla benzina (all’inzio era di 20 centesi al litro). Provvedimenti che hanno avuto ogni volta una durata breve (due, tre settimane) e un finanziamento limitato (2- 300 milioni) basato sulle risorse derivanti dal maggior gettito dell’Iva in seguito allo stesso aumento dei prezzi. Con il taglio delle accise (dagli iniziali 20 centesimi al litro su benzina e diesel si è scesi a a 10 centesimi sul diesel e infine a 5 centesimi sulla benzina) il governo è riuscito a contenere l’aumento dei prezzi alla pompa, che ieri hanno toccato in media, secondo le rilevazioni del ministero delle Imprese, 1,941 euro al litro al self service per la benzina (2,040 in autostrada) e 2,005 euro per il gasolio (2,085 in autostrada). Prezzi che se confrontati con quelli del 17 marzo scorso, ultimo giorno prima del primo taglio delle accise, risultano tuttavia superiori per la benzina (che quel giorno costava in media 1,853 euro) e allineati per il diesel (2,087). Ma a suscitare le maggiori perplessità sull’efficacia dei tagli generalizzati è l’osservazione, confermata dalla Banca d’Italia, che essi sono andati per la maggior parte a beneficio degli automobilisti con redditi più elevati, che in genere hanno consumi maggiori di carburante.
Le decisioni che prenderà il governo (Consiglio dei ministri giovedì o venerdì) dovrebbero arrivare dopo la risposta di Bruxelles sui margini di bilancio, attesa per domani. Bene che vada l’Italia, secondo le indiscrezioni, potrà contare su uno 0,2-0,3 punti di Pil: 4-7 miliardi, insomma, che potrebbero essere spesi in deficit contro il caro energia. Altre risorse potrebbero arrivare dai fondi di coesione Ue, come suggerito dal vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, e da un’ultima riprogrammazione del Pnrr: sarebbero utili per nuovi aiuti sulle bollette per famiglie vulnerabili e aziende energivore.