Corriere della Sera, 2 giugno 2026
La Ue apre alle richieste sui conti. C’è l’intesa sui rimpatri
«Non posso dirvi se arriverà questa settimana, ma posso confermare che la lettera del primo ministro Meloni ha ricevuto la massima attenzione e che la questione è oggetto di indagine. Ci sarà una risposta in merito al contenuto della lettera». Lo ha spiegato la portavoce della Commissione europea Paula Pinho ieri durante il briefing quotidiano con la stampa, in risposta a una domanda sulla lettera della premier Meloni, che ha chiesto a Bruxelles di poter estendere alle misure per fronteggiare la crisi energetica la clausola nazionale di salvaguardia prevista per le spese in difesa, che consente fino al 2028 agli Stati di derogare al Patto di stabilità fino a un massimo dell’1,5% del Pil.
Intanto ieri è arrivato l’accordo tra Stati membri e Parlamento Ue sul nuovo regolamento sui rimpatri che prevede hub in Paesi terzi e regole più stringenti per chi non ha diritto all’asilo nell’Ue: «Un altro passo importante nella riforma del sistema europeo di gestione della migrazione», ha commentato il commissario Magnus Brunner. Ma per i socialisti Ue il testo «calpesta i diritti fondamentali».
Non c’è una «scadenza legale» per replicare alla lettera, ha spiegato Pinho, ma l’aspettativa è che la Commissione possa dare una risposta già domani in occasione della presentazione del Semestre europeo con le valutazioni di finanza pubblica e le raccomandazioni per Paese. L’ipotesi allo studio di Bruxelles sarebbe di acconsentire una flessibilità temporanea, legata alla crisi di Hormuz, dello 0,2%-0,3% (le discussioni sono ancora in corso) per le spese legate agli investimenti per l’energia all’interno della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa. Anche la Spagna nelle scorse settimane aveva chiesto più flessibilità per la transizione verde ma all’ultimo Eurogruppo aveva scelto una linea più defilata. Il ministro Giorgetti in più occasioni ha ricordato di avere chiesto la flessibilità per l’energia in nome della «sicurezza economica» e sta negoziando da settimane. Con il nuovo quadro sugli aiuti di Stato in Medio Oriente, Bruxelles ha dato ai Paesi Ue la possibilità di aiutare i settori più colpiti, in particolare agricoltura, pesca, trasporti e industria ad alta intensità energetica. Giorgetti a Nicosia ha parlato di «squilibrio competitivo» tra i Paesi con spazio in bilancio come la Germania e i Frugali, e che possono usare gli aiuti di Stato, e i Paesi come l’Italia con poco margine di manovra. Secondo le previsioni macro di primavera della Commissione il prossimo anno il nostro Paese registrerà il debito pubblico in rapporto al Pil più alto dell’Ue.
Ieri il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto, che ha la delega alla Coesione, ha inviato ufficialmente ai presidenti delle Regioni europee la lettera per comunicare loro la possibilità di destinare le risorse non ancora impegnate a misure contro il caro-energia: «Non si sottraggono risorse, si ampliano le opzioni». Una decisione però che ha sollevato critiche da parte delle Regioni. L’Ue «conceda flessibilità, è in gioco la sua credibilità» è stato l’auspicio del presidente del Piemonte Alberto Cirio.