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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Mattarella, la Festa del 2 Giugno e il no alla guerra

La memoria viva degli ultimi 80 anni, la preoccupazione per le guerre che colpiscono la popolazione civile in Libano, in Iran, in Ucraina e la speranza per il futuro. La vigilia di Sergio Mattarella ha visto alternarsi parole e sentimenti apparentemente contrapposti e l’immagine che li racchiude tutti ritrae il presidente della Repubblica abbracciato alla piccola Sofia, che la sua guerra la combatte contro una malattia oncologica. La bambina di 8 anni che giorni fa ha emozionato l’Italia, stringendo la mano di Sinner agli Internazionali di tennis di Roma, ieri si è lanciata tra le braccia del capo dello Stato e lo ha commosso col suo sorriso contagioso.
Il presidente, che ieri con la figlia Laura ha accolto 1.500 persone nei giardini del Quirinale, disabili, fragili e volontari delle associazioni, stasera aprirà la festa organizzata (per la prima volta) fuori dal palazzo. Uno show di due ore, a partire dalle 21.15, in diretta su Rai Uno. Nel titolo, «I volti della Repubblica», c’è l’impronta che Mattarella ha voluto dare a questo 2 Giugno: una festa «di popolo», dove ogni cittadina e cittadino possa sentirsi protagonista. Nel 1946, quando le donne votarono per la prima volta e l’Italia scelse la Repubblica, il nostro Paese ha vissuto una «autentica svolta democratica», che ha consentito a una nazione uscita a pezzi dalla Seconda guerra mondiale di risorgere, anche grazie ai principi scolpiti nella nostra Costituzione: pace, libertà, democrazia e giustizia sociale. Una bussola che deve continuare a guidarci, anche ora che nuovi drammatici conflitti insanguinano il mondo e mettono a rischio l’Europa.
Parlando al corpo diplomatico nel Salone dei Corazzieri, prima del concerto dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Michele Mariotti, Mattarella constata con orgoglio che «la promessa per il futuro, rappresentata dalla scelta repubblicana, è stata realizzata». Un messaggio di fiducia e speranza, che però non stempera la durezza della condanna nei confronti di chi scatena una guerra via l’altra, seminando morte e distruzione. L’esercito di Israele sta colpendo la popolazione del Libano «brutalmente e in modo indebito». La guerra che Trump e Netanyahu hanno acceso in Iran rischia di «irradiarsi a tutta la regione». Un «caos tristemente evidente», che conferma come «le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci». Ad aver iniziato il macabro ballo è stato Putin con «l’ingiustificabile aggressione all’Ucraina», che ha accelerato la «tendenza regressiva dell’ordine internazionale». E se l’adesione alla Ue sembra allontanarsi, Mattarella conferma pieno sostegno al popolo ucraino: «Avvertiamo come nostra la causa dell’indipendenza e della libertà di Kiev».
L’Italia dopo il secondo conflitto partecipò alla costruzione del nuovo ordine multilaterale. Il capo dello Stato ricorda che da allora la Repubblica vive «saldamente ancorata» ai valori di pace, indipendenza dei popoli, dignità e diritti della persona, cooperazione internazionale: «Principi che oggi vediamo gravemente aggrediti». Il presidente richiama le «solide fondamenta» della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali, «irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo» e la scelta di aderire alla Ue, all’Alleanza atlantica e alle Nazioni unite. Organismi che, assieme alle Corti internazionali, sono «presidio indispensabile di una civiltà fondata sul presupposto che, anche nelle relazioni fra gli Stati, a prevalere debba essere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi».
Il quadro della legalità internazionale è «desolante», ma rassegnarsi in nome di un malinteso e «moralmente deprecabile» realismo sarebbe «un grave errore di valutazione». La strada è quella della diplomazia. Opporsi alla logica dello scontro e cercare soluzioni condivise che portino alla pace: «Alimentare giacimenti di rancore, di odio, spinge infatti soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui». Ma oggi è festa grande, è una «ricorrenza importante». Nel messaggio ai prefetti, Mattarella ha spronato chiunque lavori per il bene comune a «consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini». E stasera, dal palco, farà gli auguri a tutti gli italiani.