Corriere della Sera, 2 giugno 2026
Iran, impiccati altri due manifestanti
Sono stati impiccati ieri all’alba, senza neanche poter ricevere un’ultima visita dai loro familiari, nella prigione di Karaj, a 40 chilometri da Teheran. Mehrdad Mohammadinia e Ashkan Maleki sono stati condannati per il loro ruolo nelle proteste antigovernative di gennaio, ritenuti i principali responsabili dell’incendio doloso e della distruzione di una moschea nel centro di Teheran. Poche ore dopo le due esecuzioni, l’agenzia di stampa Mizan, organo ufficiale della magistratura iraniana, ha confermato l’esecuzione delle sentenze e osservato: «Di fronte alla minaccia di un attacco militare da parte degli Stati Uniti e del regime sionista, le azioni di questi individui sono servite da pretesto per l’aggressione militare» di febbraio. Ora, riferiscono gli attivisti per i diritti umani, cresce la preoccupazione per la sorte di Arman Marefati, che era stato condannato insieme a Maleki e Mohammadinia in un processo congiunto: la sua condanna a morte rimane in vigore.
Dopo l’avvio dell’offensiva di Usa e Israele contro l’Iran, gli arresti e le esecuzioni sono aumentate nel Paese degli ayatollah: almeno 700 le impiccagioni dall’inizio dell’anno, secondo le stime delle principali organizzazioni per i diritti umani, tra cui l’ong italiana Nessuno Tocchi Caino. Nel 2025 sono state giustiziate almeno 1639 persone, un record dal 1989.