Corriere della Sera, 2 giugno 2026
L’Iran ha riaperto i siti missilistici
Per settimane i raid di Usa e Israele hanno limitato l’accesso dell’Iran ai suoi siti missilistici sotterranei, distruggendo strade e seppellendo gli ingressi ai tunnel. Ma Teheran ha approfittato del periodo di tregua per riguadagnare l’ingresso a gran parte dei suoi arsenali sepolti sotto le macerie e sarebbe ora in grado di lanciare missili a lungo raggio contro Israele e altre nazioni mediorientali. A confermare questo scenario, dopo le informazioni dell’intelligence americana rivelate tre settimane fa dal New York Times, sono arrivate ieri le immagini satellitari esaminate dalla Cnn. Le foto dall’alto mostrano come l’Iran abbia utilizzato apparecchiature semplici come bulldozer e camion ribaltabili per azzerare l’effetto dei costosi raid di Trump e Netanyahu: è evidente che le capacità missilistiche degli ayatollah non possono essere distrutte solo colpendo gli ingressi dei tunnel, concordano gli esperti. Il New York Times riferiva il 12 maggio che i comandi iraniani avevano iniziato a sgomberare i detriti dagli ingressi dei siti sotterranei colpiti, riattivando circa il 75% delle rampe di lancio mobili e recuperando l’accesso a 30 dei 33 principali siti missilistici costieri. Il bilancio aggiornato fornito ieri dalla Cnn rileva che Teheran ha ora sbloccato 50 delle 69 entrate dei tunnel colpiti in 18 impianti missilistici sotterranei. L’Iran ha riparato anche altre parti delle basi, incluse strade bombardate per impedire ai lanciatori di missili di utilizzarle: le immagini mostrano che quasi tutti i crateri sono stati riempiti e, in due siti, persino asfaltati.
Se le ostilità dovessero riprendere, l’Iran è in grado di «continuare a lanciare missili finché avranno lanciatori ed equipaggi, anche se la produzione si è fermata – ha assicurato Sam Lair, ricercatore associato presso il James Martin Center for Non proliferation Studies – Non c’è nulla che impedisca ai lanciatori di essere armati con l’ampio arsenale di missili che gli iraniani hanno ancora».
Teheran ha conservato una parte cospicua delle proprie scorte proteggendole nei bunker sotterranei: preservato circa il 70% del suo intero stock pre-guerra e oltre il 90% dei missili e delle strutture di lancio, stimano New York Times e Wall Street Journal. L’arsenale rimasto conta almeno mille missili balistici e migliaia di vettori a corto raggio che mantengono intatta la capacità di minacciare le navi nello Stretto di Hormuz e le basi dei paesi limitrofi.