Corriere della Sera, 2 giugno 2026
Inviti alla calma e occhio ai mercati. Poi la mossa di Trump
Donald Trump ha reagito ieri con noncuranza alla prospettiva del collasso dei negoziati con l’Iran. «Abbiamo parlato troppo, se vuoi sapere la verità», ha detto il presidente a un giornalista della tv Nbc che gli riferiva la notizia della sospensione dei negoziati annunciata da un’agenzia semi-ufficiale iraniana. Ma Trump ha aggiunto che la notizia non è mai stata comunicata ufficialmente alla Casa Bianca. Ad un altro giornalista, della tv Cnbc, il presidente ha suggerito che «lo dicono a voi» (ai giornalisti) per influenzare i mercati. Quando Cnbc ha fatto notare a Trump che le dichiarazioni dell’Iran sulla sospensione dei negoziati stavano spostando i prezzi del petrolio del 7-8%, il presidente è andato subito a controllare. Ha sminuito l’impatto sui mercati, ma ha aggiunto che avrebbe parlato con il premier israeliano Netanyahu a proposito degli attacchi in Libano.
«Penso che va bene se (gli iraniani ndr) non vogliono più parlare – ha detto Trump a Nbc – È una cosa appropriata da dire, perché sono più bravi a negoziare che a combattere. Ma non ci hanno informati». E ancora: «Se non vogliono parlare, mi sta bene, non ho tutta questa voglia di parlare neanche io, parliamo troppo». Ha affermato comunque che, se anche i negoziati fossero sospesi, ciò non significherebbe la fine del cessate il fuoco. «Non significa che ora inizieremo a sganciare bombe dappertutto. Manterremo il blocco» sullo Stretto di Hormuz.
Poco dopo tuttavia Trump si è attivato. Ha telefonato a Netanyahu e ha parlato indirettamente con Hezbollah, per poi scrivere su Truth che entrambi hanno accettato di porre fine agli attacchi e che il premier israeliano ha richiamato i soldati diretti a Beirut. E in un altro post ha assicurato: «I colloqui continuano, a ritmo rapido, con la Repubblica islamica dell’Iran. Grazie per la vostra attenzione!». E parlando sempre al telefono con un giornalista di Abc in serata Trump ha concluso: «C’era stato un problema tecnico» cioé che gli iraniani erano arrabbiati per gli attacchi israeliani in Libano, ma «come avrai notato l’ho risolto piuttosto rapidamente». Detto questo, Trump si è dichiarato ottimista che le cose stiano andando per il verso giusto e il memorandum possa essere finalizzato «nel corso della prossima settimana». Un accordo, «sarebbe anche meglio di una vittoria militare», dal suo punto di vista. Ma «devo ottenere alcuni altri punti».
Venerdì scorso Trump ha chiesto modifiche alla bozza del memorandum di intesa, tese a «rafforzare» i punti che riguardano la rinuncia al programma nucleare di Teheran. Allo stato attuale l’Iran si impegna a non cercare di sviluppare armi nucleari, ma l’arricchimento dell’uranio e la consegna delle riserve di uranio già arricchito verrebbero discusse nei 60 giorni successivi; Trump invece vorrebbe inserire già nel memorandum più dettagli su come gli Stati Uniti otterranno l’uranio arricchito di Teheran e sulle tempistiche. Anche sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, il presidente americano avrebbe chiesto modifiche non precisate. C’è poi il tema dello scongelamento dei fondi di Teheran all’estero: gli iraniani continuano a sostenere che riceveranno miliardi di dollari alla firma del memorandum; la Casa Bianca continua a negarlo.
La ripresa dei combattimenti e lo stallo nei negoziati hanno avuto effetti prevedibili sui prezzi del petrolio, con un significativo rialzo del greggio e dei rendimenti obbligazionari ieri, il che rischia di annullare il calo dei prezzi del gas della scorsa settimana. Il New York Times ha intervistato elettori di Trump in stazioni di benzina in Maine, Michigan e Ohio: alcuni restano fedeli al presidente e dicono che l’aumento dei prezzi è temporaneo e vale la pena di affrontarlo; altri, più critici, stanno valutando di non votare o di cambiare partito nelle elezioni di midterm.
Trump ha ripetuto ieri di non avere fretta nei negoziati, pur ammettendo che «ci stanno mettendo un po’ troppo» e «stanno iniziando a diventare molto noiosi»: «Quando finiranno, finiranno». «Penso che il prezzo del petrolio cadrà come una roccia nel prossimo futuro», ha aggiunto. «Una volta che spieghi che è legato al fatto che l’Iran non può avere un’arma nucleare, la gente sarà pronta a pagare un po’ di più».