Tuttolibri, 31 maggio 2026
Stephen King scrive e si spaventa, poi pubblica con meno brutalità
Credevamo di sapere quasi tutto sul metodo di scrittura di Stephen King dopo aver letto On writing, ma ora scopriamo che Carrie White si trasforma in una creatura dotata di corna, che la madre di Danny Torrance muore nell’Overlook Hotel, che Oz il Grande e Terribile che viene più volte citato in Pet Sematary era in origine Raggedy Ann, la bambola di pezza con i capelli rossi dei libri di Johnny Gruelle e che un’epidemia di influenza al college portò alla creazione del racconto Risacca notturna e di The Stand. Succede, a poter compulsare le prime versioni delle opere più amate di Stephen King: e succede quando una docente di letteratura dell’Università del Maine, Caroline Bicks, ottiene la cattedra intitolata a King, e quando quella stessa docente prima invita lo stesso King a tenere una conferenza ai nuovi studenti e poi ottiene l’autorizzazione a studiare il suo archivio di Bangor per trarne un libro. Ovvero, I segreti di Stephen King, che ora esce per Sperling&Kupfer tradotto da Luca Briasco.
Ci si potrebbe chiedere cosa cambi per il Costante Lettore che ha letto ogni pagina di Stephen King da Carrie in poi: non molto, a meno di non essere appassionati filologi. Però, entrare in quella stanza che, diceva King stesso, deve rimanere chiusa al mondo almeno finché il romanzo non è pronto, ha il suo fascino, perché fa capire non solo l’evoluzione dello scrittore, ma anche un paio di cose che ai kinghiani più fervidi sono note, come l’attenzione alla lingua e al suono e la capacità, ormai non comune, di eliminare quel che non serve.
Una volta negli archivi, Bicks si concentra su cinque testi: Carrie, Le notti di Salem, Shining, A volte ritornano e Pet Sematary. A disposizione ha le bozze dattiloscritte che le permettono di seguire le tracce dell’editing e delle correzioni, e dunque dell’attenzione, per dirla con King, a «tutto ciò che risuonerà nell’orecchio del lettore». Nelle bozze, per esempio, di Pet Sematary (che King ha inizialmente chiuso in un cassetto, giudicandolo troppo brutale) è il lavoro di sottrazione a contare, là dove il bambino Gage, richiamato alla vita trasformato in spirito malvagio, nella prima versione si presenta solo come creatura demoniaca, mentre in quella definitiva conserva un barlume dell’innocenza infantile. Ed è questo a rendere indimenticabile il finale (che peraltro è un finale riscritto, perché quando King ci rimise le mani cliccò su ELIMINA anziché su SALVA, senza poter recuperare il file).
Shining è quello che ha subito le modifiche più interessanti: The Shine, come doveva chiamarsi all’inizio e che, per ammissione di King, doveva essere (e in parte è) una versione horror di Amleto, subisce diverse asciugature, sia nella parte, spaventosa, del fantasma femminile nella vasca da bagno, sia in quelle tre pagine perfette dove Danny immagina che il tubo della manichetta antincendio si trasformi in serpente velenoso. Nella prima versione il serpente è “reale”, nella seconda è il lettore a decidere se sia vero o meno. La variante più forte è la morte della moglie di Jack, che inizialmente si chiama Jenny e non Wendy: nella primissima idea di King doveva morire anche Danny, per diventare parte dell’Overlook, ma il primo finale che scrisse vede il bambino correre via incontro a Dick Hallorann. Altri ritocchi in A volte ritornano: all’inizio I figli del grano sono semplicemente I figli, e la loro non è possessione demoniaca o ossessione religiosa ma il desiderio di rovesciare le istituzioni. E dopo aver scoperto che originariamente Le notti di Salem era ambientato non nel Maine ma nel Massachusetts, facciamo conoscenza con una Carrie decisamente diversa dalla ragazzina smarrita che ci è nota. Perché man mano che prende coscienza dei suoi poteri il suo corpo cambia: «Al buio, il brillante luccichio dei suoi occhi, mentre fletteva la mente, era un po’ spaventoso. Le corna erano più grandi, e sembrava che sulla nuca, all’attaccatura della colonna vertebrale, si stesse formando una cresta come se il cervello stesse forgiando una struttura di sostegno per sé e una linea di collegamento ausiliaria con il resto del corpo». Non solo: Carrie sente di diventare man mano sempre più simile a una Dea, e di poter fare quel che desidera del mondo. Tanto che uno dei suoi ultimi gesti sarà quello di far esplodere un aereo: «(no Carrie ti prego non farlo non farlo non farlo) Quelle luci fiorirono all’improvviso, deflagrando, uno schizzo giallo-arancione nel cielo, e poi il buio. Il suono dell’esplosione arrivò leggero, rimbombante, metallico».
Meglio così: perché è l’umanità di un’adolescente vessata a innamorare chi legge, anche se quell’adolescente uccide. Ma sono la sua rabbia e il suo dolore a trasparire, la scelta è sua, e non di un potere blasfemo che la possiede. King, peraltro, confessa a Bicks di non averlo mai riletto: «Credo che sia il romanzo di un giovanotto che pensava di essere più bravo di quanto lo fosse in realtà». Lo era, lo è. E comunque Carrie resta saldamente in cima alla lista dei libri banditi dalle scuole americane dal 1974, e non sarà un caso.