Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 31 Domenica calendario

Quanto valgono le piante rare nel mercato nero

Ci sono delle agavi preziosissime, come quella “Vittoria variegata”. La rarità sta nelle striature delle foglie: più sono, più la pianta vale e il prezzo con essa. Si parte infatti da un minimo di 400 euro a un massimo di 2.500 euro a pianta. Questo tipo di esemplare rientra nell’appendice 2 della “Convenzione di Washington”. Poi c’è la prima, di appendice, e qui vengono annoverate specie ancora più pregiate. Come tutte le piante della famiglia delle “cactacee” e dunque l’Ario Carpus, la Copiapoa, la Pelecyphora aselliformis. I costi, in questo caso, vanno dai mille ai 10 mila euro a esemplare. Poi ci sono anche le orchidee: alcune di essere possono arrivare a valere anche 100mila euro ma il loro traffico aereo sui grandi numeri si riduce in ragione del fatto che non possono essere trasportate con la stessa facilità con cui si nascondono e occultano i cactus. Devono necessariamente viaggiare con il passeggero e questo rende più difficile l’occultamento. Per chi ha iniziato a “trafficare” con questi esemplari, trovando canali e corrieri pronti a sradicarli dai loro territori, impacchettarli e spedirli, provando a violare i controlli, il giro d’affari e tutt’altro che marginale.
Ottenere una decina di esemplari da rivendere poi sottobanco a collezionisti o appassionati frutterebbe mediamente fra i 200 e i 400 mila euro. In alcuni casi, se alziamo la cifra di esemplari a 15 piante, si sfiora anche il mezzo milione. Il mercato “illegale” è ancora di nicchia e le indagini sui primi importanti carichi arrivati a Roma e posti sotto sequestro sono ancora in corso. Così come le posizioni dei destinatari, per capire i clienti dei vivai e le attività e i contatti dei collezionisti. I reati contestabili non sono pochi: si va dalla denuncia per falso sulla dichiarazione doganale al falso in atto pubblico commesso da privato a pubblico ufficiale. Per importazione senza documentazione “Cites” ci sono poi sanzioni pecuniarie e non solo per la violazione della Convenzione di Washington. Ma ampio e variegato è il “portfolio” di oggetti, specie vegetali ma anche animali sottoposto a vincolo internazionale e comunque oggetto di investimenti che esulano norme e regole e che rappresentano in molti casi degli strumenti attraverso cui evidenziare il “potere”. Basti vedere, ad esempio, quali animali sono stati sequestrati nel corso degli anni anche a boss e criminali acclarati.
Dal primo gennaio ad oggi solo all’aeroporto di Fiumicino, oltre alle 219 piante in Convenzione di Washington sono stati sequestrati una tartaruga greca, 22 stivali da cow boy in varie pelli di coccodrillo, varano, struzzo e pitone oltre a due cinture ma in controlli hanno interessato anche l’import di 5mila pesci e coralli, 70 mila rettili vivi, come iguane, testudo e serpenti, E ancora verifiche sull’export di 380 vetrini con sangue di vipera Russel, 27 chili di caviale.