Il Messaggero, 31 maggio 2026
Negli aeroporti di Roma sequestrate 219 piante vietate nel 2026
C’è la droga e ci sono le armi. Ci sono i gioielli, a partire dai diamanti, e poi i prodotti di abbigliamento e quelli legati alla cosmetica. Ma nel traffico internazionale ecco che spuntano anche le piante rare. Ed è quello che i finanzieri del comando provinciale di Roma in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno scoperto, tanto all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, quanto al Pastine di Ciampino. Spedizioni commerciali e private dentro cui erano nascoste e sapientemente riposte piante tutelate dalla “Convenzione di Washington” ma importate illegalmente perché letteralmente estirpate dal loro “habitat naturale”. E qual è il mercato? Benché possa apparire quantomeno stravagante e insolito, a far gola soprattutto ai collezionisti non sono soltanto le rarità di Picasso o Monet.
Ci sono i cactus e le orchidee e tutta una gamma di piante che si vogliono avere anche per rivendere che appunto non possono essere commercializzate se non nelle riproduzioni. In sostanza, alcuni cactus possono essere riprodotti ma artificialmente anche in Italia ma se la pianta viene letteralmente sradicata, la sua rarità aumenta. Questo per molti esemplari è vietato perché, appunto, si tratta di specie protette da una convenzione internazionale. Tuttavia solo pochi giorni fa, sono state scoperte almeno 80 piante che non dovevano essere commercializzate. E dal primo gennaio a oggi quelle sequestrate sono state 219. Nel dettaglio, da ultimo, alcune spedizioni commerciali arrivate a Roma hanno insospettito i militari della Guardia di finanza e l’Agenzia delle dogane perché nella “bolla” di spedizione, destinata ad alcuni vivai dell’hinterland romano c’era scritto “accessori in plastica e in silicone”. Il dubbio ai verificatori è venuto considerati gli indirizzi dei destinatari e così sono stati aperti i pacchi. Perfettamente “mummificate” perché avvolte in migliaia di strati di carta igienica esemplari delle famiglie delle Cactaceae, delle Agavaceae, delle Liliaceae e delle Euphorbianceae, le cui zone d’origine sono quelle del deserto dello Yucatan messicano, in quello sudafricano del Kalahari e nel malgascio del parco nazionale Andohahela.
IL MERCATO
«È un commercio illegale di nicchia molto dispendioso – spiega il luogotenente Rino Calabrò a capo della squadra operativa Cites del gruppo della Finanza di Fiumicino – una pianta per un collezionista può valere dalle 40 alle 60 mila euro se prelevata dalla zona reale, ovvero Messico o Madagascar. Essendo piante succulente, ovvero grasse, non hanno necessità di abbeveraggio e dunque sono molto resistenti, il fatto che vengano avvolte in numerosi strati di carta igienica si spiega anche per la poca capacità di assorbenza dei fogli. Un fattore importante è che gli hub di partenza non coincidono con i paesi di provenienza delle specie, perché ad esempio molte delle piante che abbiamo intercettato provenivano dal Sud Est Asiatico e dunque c’è un traffico a monte e una grossa domanda che si sta allargando in Europa». Delle piante intercettate, poi sequestrate e trasferite all’Orto Botanico di Roma, oltre a quelle che erano dirette a due vivai della provincia alcune erano state spedite a dei collezionisti privati in Sicilia e l’ultimo volo proveniva dall’Indonesia. Mediamente considerato il valore di una sola pianta, la stessa può essere rivenduta illegalmente triplicando o Quadruplicando il costo fino a un massimo di 240 mila euro per singola pianta.