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 2026  maggio 31 Domenica calendario

Parata del due giugno, ricorso sull’allestimento

Ricorsi all’ultimo minuto, corse contro il tempo e pure cavalli in fuga nel cuore della notte. A pochi giorni dalla parata del 2 giugno, Roma offre una scena che sembra scritta da Fellini. Da una parte i 30 animali scappati al galoppo sulla Cristoforo Colombo spaventati dai fuochi d’artificio con cinque feriti. Dall’altra, un video diffuso dalla pagina Facebook “Roma si Ama” che mostra gli operai mentre corrono – letteralmente – sulla carpenteria metallica delle tribune in allestimento, tra i commenti degli utenti su l’apparente assenza di protezioni e misure di sicurezza. Ma dietro quelle immagini c’è una vicenda ancora più delicata tutta da raccontare: a pochi giorni dalle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica, l’appalto da oltre 1,4 milioni di euro per le 28 tribune della parata, gestito dall’Ottavo Reparto Infrastrutture dell’Esercito, ha infatti rischiato di essere bloccato da un ricorso cautelare urgente al Tar del Lazio. A salvare l’evento è stata la fissazione dell’udienza al 17 giugno.
A presentarlo è stata Gamma Tecno Hub-Clarin, il raggruppamento arrivato secondo, che il 25 maggio scorso ha denunciato l’alterazione dolosa delle offerte da parte di Metalsystem-Schina, vincitori dell’appalto: per ottenere il punteggio massimo, si legge nelle 42 pagine, avrebbe presentato disegni tecnici “falsati” delle tribune (modello Ceta M10) per farle apparire profonde 7 metri, il limite massimo del bando. Tuttavia, dalle schede originali del produttore l’ingombro reale sfiora gli 8,20 metri. Falsando le misure, i vincitori avrebbero “guadagnato” illecitamente file e migliaia di posti a sedere, elemento determinante per l’aggiudicazione. Il Fatto Quotidiano ha chiesto lumi all’Ottavo Reparto Infrastrutture dell’Esercito e al titolare di Metalsystem Srl Emanuele Bartoli ma al momento della pubblicazione nessuno ha risposto. Questa forzatura progettuale, secondo i ricorrenti, avrebbe spinto a proporre strutture fuori norma e insicure: pur di far rientrare la capienza dichiarata nello spazio ristretto, gli spazi vitali tra i sedili si riducono a 24,5 cm (la normativa ne impone 35), i corridoi scendono sotto il minimo di legge e i pilastri posteriori delle coperture finirebbero inevitabilmente per cadere in mezzo alla folla, compromettendo vie di deflusso e creando coni d’ombra. L’8 maggio, prima di arrivare al Tar, il secondo classificato aveva inoltrato una formale diffida all’Esercito recandosi anche di persona dai vertici militari per consegnare i disegni originali della fabbrica. “Vi stanno fregando”, li ha avvertiti l’ingegnere romano Paolo Riparbelli – già realizzatore degli allestimenti per Olimpiadi, palco del Papa e passate edizioni della parata – illustrando quello che ritiene essere un inganno geometrico.
La risposta della Commissione Giudicatrice è un documento di “Controdeduzioni” del 13 maggio alquanto singolare: ammette la “quasi illeggibilità della documentazione tecnica allegata” dai vincitori, ma invece di annullare la gara li ha giustificati e ha deciso di risolvere il problema misurando “le sole sedute”, escludendo i corridoi di deflusso, finendo di fatto – sostengono i ricorrenti – per adattare le regole in corsa pur di non bloccare l’evento. A un possibile rischio per la sicurezza, si aggiunge anche un’ipotetica beffa economica. L’Rti esclusa aveva offerto il 25% di ribasso contro il 20% dei vincitori. Tuttavia, a causa di una formula del bando che azzerava il peso del prezzo a favore dell’offerta tecnica, il risparmio pubblico è stato sacrificato: l’appalto finirà per costare allo Stato circa 60 mila euro in più. Da segnalare anche che, secondo l’ingegnere Riparbelli, i vincitori del bando operano in realtà come “serramentai”: sarebbero dunque sprovvisti del codice Ateco per allestimenti di spettacoli. “Inoltre – aggiunge – per il delicatissimo servizio di sicurezza dell’area, hanno proposto una ditta di vigilanza sprovvista di autorizzazione prefettizia, il cui mestiere reale risulta essere il noleggio di ombrelloni, sedie e tavoli”. A cantiere quasi ultimato, tra uffici tecnici e avvocati circolano i disegni definitivi del progetto. Per i ricorrenti confermano una profondità delle tribune superiore ai 7 metri dichiarati in gara. Per questo, oltre al ricorso, depositeranno una denuncia penale in Procura.