La Stampa, 1 giugno 2026
Energia nucleare in Italia, si accelera
«Il sondaggio conferma tutta una serie di reazioni: dobbiamo essere sgombri da posizioni ideologiche, in fin dei conti non scegliamo in questo momento né se né dove mettere un reattore nucleare. Ho riscontrato reazioni positive soprattutto da parte dei giovani: si conferma la statistica che sono più formati e attenti e hanno meno pregiudizi»: così dice il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, esponente di Forza Italia, interpellato da La Stampa sul sondaggio pubblicato ieri dal nostro giornale che dimostra come il dibattito sul nucleare abbia compattato la maggioranza degli italiani, favorevole ad un approccio meno ideologico sul tema rispetto al passato.
«Il disegno di legge ha fatto il suo percorso ordinario – prosegue Pichetto Fratin – senza imporre accelerazioni ma con un’analisi trasparente e concreta. Chiaro: c’è stata la posizione della Presidente del Consiglio che mi ha fatto un enorme piacere ma il mio dovere è dare al Paese tutte le condizioni per decidere in modo sereno e molto serio».
Nessuna certezza ancora sull’eventuale collocazione dei siti: «Intanto per il momento parliamo di piccoli reattori – dice ancora l’esponente del Governo – non delle grandi centrali francesi. Reattori talmente piccoli che i primi saranno quelle sulle navi mercantili». Non è una soluzione per l’oggi però: «È una decisione che non prenderò nemmeno io, è una scelta di futuro».
Posizione irricevibile per l’eurodeputata Annalisa Corrado, responsabile energia dem: «Il Governo propone soluzioni che non esistono, su questa nuova tecnologia nucleare si sta facendo una scommessa che darà i suoi frutti tra oltre sette anni e non è neanche detto che l’energia prodotta dai mini reattori – prosegue – siano a basso costo».
Critico anche il deputato 5 stelle Enrico Cappelletti: «Il World Nuclear Industry Report ha ribadito che l’energia prodotta dal nucleare costa in media quasi tre volte in più di quella che proviene da fonti rinnovabili» e punta il dito sulla scelta della Premier di fare dell’Italia un hub del gas accusando Meloni di non avere alcuna credibilità «per chiedere una delega in bianco sul nucleare come fatto in questi giorni alla Camera».
Di diverso avviso, ovviamente, il deputato di FdI Riccardo Zucconi, relatore in commissione alla Camera del disegno di legge delega: «Le rinnovabili non possono coprire un fabbisogno che nel 2050 sarà raddoppiato: vanno bene, ma all’interno di un mix energetico che ci garantisca di avere energia, che è il primo problema dell’Italia, senza trascurare il costo attuale che con il nucleare diminuirebbe molto. Investire subito e solo sulle rinnovabili? Però non è un’energia programmabile, e in più dovremmo lastricare mezza Italia di pannelli, stravolgere completamente il paesaggio. Senza contare gli enormi impianti di accumulo che andrebbero creati e che aumenterebbero i costi».
Dello stesso avviso il deputato Alessandro Cattaneo di Forza Italia: «Credo che in Italia tutti abbiano capito che si tratta di un’energia di cui tutti hanno bisogno. Siamo tra l’altro pieni di centrali ai confini, quindi razionalmente gli italiani hanno capito che – complici anche le crisi energetiche – sia necessario avere un piano per tornare al nucleare. D’altronde non produce Co2, e quello è il principale problema ambientale. Sul fronte politico questa adesione è trasversale, non solo nel centrodestra». L’obbiettivo della legge l’ha esposto la Premier pochi giorni fa all’Assemblea di Confindustria: «Vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritrono dell’energia nucleare in Italia, entro l’estate sarà approvata la legge delega».
Trattandosi di un disegno di legge delega, quello sul nucleare sostenibile licenziato dal Consiglio dei ministri nell’ottobre 2025, non contiene norme nel dettaglio ma è strumento consuetudinariamente utilizzato per riforme complesse. Le legge è ora in prima lettura alla Camera: lo scorso 20 maggio si è concluso l’iter nelle commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive), dove il testo è stato approvato insieme ad una serie di emendamenti, stabilendo quindi i confini entro i quali il Governo deve muoversi sulla materia. La discussione e le relative votazioni nell’Assemblea alla Camera sono state calendarizzate a partire dal 3 giugno prossimo: una volta approvato il testo passerà in seconda lettura in Senato per seguire un iter identico, tenuto conto che se a Palazzo Madama dovessero essere apportate eventuali modifiche, la legge delega dovrebbe tornare ancora una volta alla Camera per una nuova approvazione. E tuttavia, non basterà l’approvazione nei due rami del Parlamento per attuare la legge, ma saranno necessari una serie di decreti attuativi che il Governo dovrà emanare entro un anno dall’approvazione.