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 2026  giugno 01 Lunedì calendario

Caso MeToo in Germania, Nastassja Kinski contro Wim Wenders

Una tempesta scuote il cinema tedesco, rimasto finora relativamente ai margini dell’ondata MeToo. A scatenarla è un’attrice, celebre in Germania e nel mondo negli Anni Ottanta e Novanta, che dal 2016 combatte una battaglia contro i mulini a vento. Nell’occhio del ciclone è il più iconico e globale dei registi tedeschi.
Lei è Nastassja Kinski, oggi 65 anni, figlia d’arte e prediletta da Francis Ford Coppola, Andrej Konchalovski e Roman Polanski, ma soprattutto ex musa di Wim Wenders, sicuramente il più grande regista tedesco vivente e ormai entrato di diritto nella schiera dei maestri del cinema. È proprio lui, che in agosto compirà 81 anni, a trovarsi sul banco degli accusati, in una vicenda che lacera la comunità artistica, i media e l’opinione pubblica.
La scena incriminata risale al 1975, quando Wenders, appena trentenne, girò uno dei suoi primi lungometraggi, «Falso Movimento». Aveva solo 13 anni, allora, Nastassja Kinski e nel film interpretava il ruolo di Mignon, adolescente muta, che in una sequenza di alcuni minuti appariva distesa su un letto con solo uno slip addosso, mentre un uomo molto più grande di lei, anche lui in slip, si stendeva al suo fianco e la schiaffeggiava prima di cominciare a carezzarla. «Falso Movimento», come il libro di Peter Handke da cui era tratto, non faceva mistero del fatto che i due avevano rapporti sessuali e raccontava la storia di un giovane aspirante scrittore che nei suoi viaggi trovava per compagni di strada diversi personaggi bizzarri, tra cui un reduce di guerra seguito da un’adolescente muta, la Kinski appunto.
Ci prova da dieci anni, l’attrice a far cancellare la scena, chiedendo anche un indennizzo. «Era il mio primo film, il mio primo regista e non mi ha protetto», ha raccontato nel 2024 in un’intervista a RTL, rivelando che dopo la scena, girata diverse volte, si chiuse in camerino a piangere. Sua madre, con la quale viveva all’epoca, non era presente sul set e, secondo Nastassja, la loro situazione economica all’epoca era difficile.
La polemica è tornata a incendiarsi negli ultimi giorni dopo la pubblicazione di una nuova intervista con la Sueddeutsche Zeitung, in cui l’attrice, da tempo sparita dagli schermi, ha rilanciato le accuse contro Wenders: «Anche se a 13 anni non sapevo ancora molto, capii subito che non era normale». Kinski avrebbe comunque continuato a lavorare con Wenders, che la volle protagonista in «Paris Texas», Palma d’oro a Cannes nel 1984, e le diede una parte in «Così lontano così vicino» nel 1993.
Il regista, che finora si era espresso sulla vicenda solo nel 2024, dicendosi dispiaciuto che Nastassja si sentisse ferita ma senza cedere nulla sulla sostanza, questa volta ha reagito in modo plateale. E venerdì scorso, quando è stato insignito del Deutsche Film Preis (equivalente del nostro David di Donatello) alla carriera, ha affrontato di petto il tema nel discorso di ringraziamento, ammettendo che forse oggi non girerebbe più la scena allo stesso modo e che quello «fu un periodo difficile della sua vita»: «Oggi le sensibilità sono cambiate, viviamo in un mondo diverso da mezzo secolo fa». Ma il punto più controverso del suo discorso è stata la chiamata di correo per l’intero cinema tedesco, sostenendo che il caso pone una domanda che interessa «tutti voi»: «Come gestire il patrimonio cinematografico? Possiamo e dobbiamo tagliare una scena che ha fatto male a un’attrice che ho ammirato e ammiro? Non voglio portare il fardello da solo. Questo aprirebbe la strada al taglio di altre scene di molti altri film».
Il regista è stato applaudito a scena aperta, ma appena spentasi l’eco dei battimani, l’attrice e la Sueddeutsche Zeitung sono tornati alla carica: «Wenders è intoccabile?», si è chiesto il quotidiano bavarese. Kinski è delusa: «Se fossi stata al suo posto avrei detto: conosco Nastassja da una vita, abbiamo fatto belle cose insieme, ma all’epoca non mi sono reso conto di farle del male. Mi scuso e farò di tutto perché questa scena non sia più diffusa sulle piattaforme. Non la ha fatto, eppure poteva, è il suo film».
Secondo Christian Schertz, l’avvocato dell’attrice, «è stupefacente che l’élite culturale tedesca non reagisca, mentre Wenders si è sempre nascosto dietro i suoi avvocati mentre noi abbiamo cercato un accordo amicale». Questa volta è diverso, annuncia Schertz: «Chiediamo formalmente che la sequenza sia tagliata, perché non c’era assenso legale, visto che Nastassja all’epoca era minorenne e che sua madre, assente, non era stata informata della scena che tra l’altro non figura nel romanzo originale di Handke».