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 2026  giugno 01 Lunedì calendario

Nel mondo di Putin, dove nulla è come appare

Vladimir Putin attraversa una strada e saluta un gruppo di cittadini durante una visita a San Pietroburgo. È il febbraio del 2020. Ha appena deposto dei fiori sulla tomba di Anatolij Sobchak, il sindaco della città per cui lavorò agli inizi della carriera e che fu il suo padrino politico prima dell’ascesa al fianco di Boris Eltsin.
Una donna dall’aspetto trasandato lo interpella senza togliersi il cappuccio: come si può vivere con una pensione d’invalidità di 10.800 rubli, circa 150 euro al cambio dell’epoca? Gli chiede se sa quanto costano i prodotti al supermercato. Putin – per essere un presidente che non possiede un telefono cellulare e trascorre le notti in residenze remote persino interdette al sorvolo – risponde sorprendentemente bene.
Nello stesso momento, Aleksandra, una giovane donna dai lunghi capelli castani e dalle labbra rifatte, ne approfitta per scattarsi un selfie con il presidente e pubblicarlo online accompagnandolo con una didascalia: «Il mio migliore amico». Pochissimi riescono a superare il cordone di sicurezza. Eppure due «cittadini» – uno con una sciarpa, l’altro con occhiali da sole – si trovano già dall’altra parte, accanto agli uomini della scorta, e riescono a interagire con Putin. Poi il corteo presidenziale riparte. Il presidente sale in auto e scompare.
Nessuno lo sa, ma ciò che è appena accaduto è quello che in Russia chiamano masovka: una comparsata organizzata.
La bella ragazza del selfie è Aleksandra Baidikova, direttrice di uno dei portali riconducibili a Evgenij Prigozhin, il fondatore della Wagner e allora alleato di Putin. L’uomo con la sciarpa blu è Eduard Ilyin, consigliere municipale del distretto Vasileostrovskij e fervente sostenitore del presidente. Quello con gli occhiali scuri è il suo vice, Vitalij Martynenko.
Un’inchiesta del servizio russo della BBC ha identificato anche altri funzionari tra le persone che riuscirono ad avvicinarsi al capo del Cremlino. Una di loro era coinvolta in operazioni di manipolazione elettorale. Un altro era proprio l’uomo che aveva consentito il passaggio alla donna che aveva posto la domanda sulla pensione d’invalidità, Zinaida Belikova. Lei e un’anziana spettatrice erano praticamente le uniche persone presenti senza legami diretti con l’apparato statale. Ma pochi giorni dopo l’incontro con Putin anche Belikova trovò lavoro in una clinica.
Da tempo, nell’universo putiniano, nulla è davvero ciò che appare.
Forse la scena originaria che spiega questa ossessione per il controllo risale al disastro del sottomarino Kursk nel 2000. Il giovane presidente si trovò di fronte ai parenti furiosi dei marinai morti nell’affondamento. Da quel momento il Cremlino imparò una lezione: non lasciare mai più Putin esposto a un pubblico imprevedibile.
Da allora l’immagine del leader che ascolta il popolo si è trasformata in una successione di incontri sempre più attentamente gestiti.
Pochi giorni fa si è visto nuovamente il cartone della scenografia. Il Cremlino ha diffuso un video dell’incontro tra Putin e la sua anziana insegnante Vera Gurevich in un hotel della via Arbat, a Mosca. Durante la visita il presidente si imbatte apparentemente in alcuni sconosciuti. Uno di loro è un uomo calvo con cui scambia qualche battuta sul tempo e sull’aspetto della capitale in questo periodo dell’anno.
Secondo Andrei Soldatov, direttore del sito investigativo Agentsvo, quell’uomo non era affatto uno sconosciuto. Si chiama Aleksandr Bazarnyj ed è un ex collaboratore del presidente. Tra il 2010 e il 2011 lavorò infatti per la società che gestiva la residenza di Achipse, vicino alla località sciistica di Krasnaja Poljana.
Questo chalet era una delle residenze utilizzate dal presidente russo. La società gestisce anche altre lussuose ville di campagna a Krasnaja Poljana, tra i cui occupanti figurano la madre della presunta compagna di Putin, Alina Kabaeva, e il figlio di Viktor Zolotov, capo della Guardia Nazionale russa, il piccolo esercito personale del presidente.
L’apparizione «tra la gente» arrivava appena una settimana dopo la pubblicazione di un rapporto di un servizio d’intelligence europeo che segnalava un rafforzamento delle misure di sicurezza attorno al presidente russo. Secondo il documento, Putin temerebbe un attentato e il Cremlino avrebbe aumentato significativamente la protezione personale, installando sistemi di sorveglianza anche presso le abitazioni dei suoi collaboratori più stretti.
Roman Badanin e Mikhail Rubin sono due noti giornalisti d’inchiesta che vivono in esilio dopo essere stati perseguitati dal Cremlino. Sono conosciuti soprattutto per aver fondato Proekt, uno dei principali media investigativi indipendenti del Paese. Il loro acclamato libro d’inchiesta, Lo zar in persona. Come Vladimir Putin ha ingannato tutti noi, è disponibile soltanto in russo.
Secondo Badanin, il progressivo distacco di Putin dal resto del mondo risale addirittura a prima della pandemia, quando divennero celebri le immagini del presidente seduto all’estremità di tavoli interminabili. Un isolamento che sarebbe in larga misura il risultato della sua progressiva «fossilizzazione» al potere.
Anche il gruppo di giornalisti ammessi a seguirlo si è ristretto nel tempo. Nel settembre 2012, appena tornato al Cremlino, Putin diede vita a una delle sue performance più eccentriche da «uomo d’azione»: indossò una tuta bianca e pilotò un deltaplano motorizzato per guidare una colonia di giovani gru siberiane allevate in cattività lungo la rotta migratoria.
Il Cremlino, racconta Badanin, non era nemmeno sicuro che gli uccelli avrebbero collaborato. Per seguire l’evento fu quindi invitato soltanto un gruppo molto ristretto di giornalisti accuratamente selezionati. Una scelta prudente: all’inizio le gru si rifiutarono categoricamente di seguire il capo dello Stato.
Se ci fossero stati cronisti indipendenti, osserva il giornalista, non sarebbero mancate cronache ironiche e pungenti. Ma ormai non ce n’erano più.
Pescatori e fedeli
La storia di Putin è costellata di eventi pubblici nei quali alcuni partecipanti non sono esattamente chi sembrano.
Nel 2016 il presidente e l’allora primo ministro Dmitrij Medvedev compaiono sulle rive del lago Ilmen, nella regione di Novgorod, accanto a un gruppo di pescatori. La scena è perfetta: pesci appena pescati, zuppa di pesce e il leader che entra in contatto con la Russia profonda.
Qualche mese più tardi, nel gennaio 2017, alcuni di quei medesimi volti ricompaiono accanto a Putin durante la liturgia natalizia nel monastero di Jur’ev, il più grande complesso monastico di Velikij Novgorod.
Sui social si diffuse la voce che fossero agenti del Servizio federale di protezione travestiti prima da pescatori e poi da fedeli. Le prove non emersero mai, ma i giornalisti indipendenti identificarono almeno una delle protagoniste più visibili: Larisa Sergukhina. Non era una semplice pescatrice, bensì un’imprenditrice del settore ittico. Poco dopo sarebbe stata eletta deputata regionale nelle liste di Russia Unita, il partito del potere.
Da allora il copione si è ripetuto più volte.
Nel 2017 e nel 2019 Putin acquistò un gelato al salone aeronautico MAKS. L’immagine era studiata per mostrare un presidente come tutti gli altri, intento a gustarsi un cono tra stand e aerei. Ma la venditrice del 2019 era la stessa del 2017: Ekaterina Safronova. In seguito si scoprì che non si trattava di una commessa qualunque, bensì della responsabile del settore commerciale e alimentare della manifestazione, che quel giorno aveva semplicemente indossato il cappellino da gelataia.
Nell’agosto 2021 Putin si recò in Baschiria per inaugurare il primo lotto di uno stabilimento della Cemiks. Il Cremlino presentò l’evento come un incontro con gli operai dell’impianto. In realtà molti degli interlocutori non lavoravano affatto in fabbrica: erano impiegati amministrativi o dipendenti di altre aziende, vestiti con tute da operaio per l’occasione.
Alcune di queste messe in scena hanno provocato irritazione proprio nelle categorie che pretendevano di rappresentare.
Mentre decine di madri russe denunciavano pubblicamente di essere ignorate dal Cremlino nelle loro preoccupazioni per i figli inviati a combattere in Ucraina, nel novembre 2022 Putin incontrò un gruppo selezionato di «madri di soldati». Molte di loro avevano in realtà legami con il sistema politico russo o partecipavano abitualmente a iniziative di propaganda. «Forse alcune hanno davvero figli al fronte, ma queste donne appartengono alla cerchia di fiducia del Cremlino», osservò il giornalista ucraino Ivan Maguryak, che indagò sull’incontro.
Tra le partecipanti figuravano una vicecapo di governo regionale, una dipendente del sistema penitenziario, una consigliera municipale, una dirigente del Fronte Popolare Panrusso, un’attivista dell’associazione dei veterani Boevoe Bratstvo e una regista vicina agli ambienti patriottici e ortodossi.
La scena più discussa fu quella con Nina Pshenichkina, presentata come madre di un combattente della cosiddetta Repubblica Popolare di Lugansk. In realtà non era una madre anonima travolta dalla mobilitazione militare. Aveva già ricoperto incarichi pubblici a livello locale. Suo figlio non era morto durante l’invasione dell’Ucraina iniziata nel 2022. Si era unito alle forze separatiste nel 2014 ed era morto nel 2019.
Mostrando la fotografia del figlio, Pshenichkina ne raccontò la morte in termini eroici. Putin le rispose con una riflessione che suscitò polemiche: ci sono persone, disse, di cui non si sa nemmeno se abbiano davvero vissuto, che muoiono «per la vodka o per qualcos’altro» e la cui esistenza passa inosservata. Nel caso di quel soldato, invece, «l’obiettivo era stato raggiunto». E concluse: «Non ha lasciato questo mondo invano».
Le donne presenti annuirono.
I «cittadini finti» di Putin hanno alimentato leggende ed esagerazioni. Non esiste un’unica attrice che cambia parrucca e baffi per comparire alle spalle del presidente. Esiste però un bacino di volti affidabili: militari, funzionari, dirigenti, attivisti e figure dell’universo ufficiale che sostituiscono il cittadino comune, considerato sempre più imprevedibile in un Paese segnato dalla crisi e da una guerra senza fine.
Eppure gli imprevisti continuano a esistere. Nel marzo 2023 Putin visitò Mariupol, la città ucraina devastata dalla guerra e occupata dalle forze russe. La televisione di Stato mostrò il presidente mentre guidava di notte e salutava residenti apparentemente grati per i nuovi appartamenti costruiti dopo la distruzione.
In una delle registrazioni, però, si sente una donna gridare da lontano: «È tutto falso! È tutto fatto per fare scena!». Nelle versioni successive del filmato quel momento venne eliminato o ripulito.
La Putinlandia funziona finché nessuno urla da fuori campo. Ma a Mariupol, per qualche secondo, la scenografia ha parlato con una voce tutta sua.