Corriere della Sera, 1 giugno 2026
Sofia Goggia: l’infortunio, la laurea, le galline
La gallina non è un animale intelligente, cantavano Cochi e Renato. Sofia Goggia se la sente di eccepire: «No, sono intelligenti: tra di loro ci sono dinamiche che sono esattamente quelle che si presentano tra noi umani». Lonno, frazione di Nembro, ai piedi della Val Seriana. La chiacchierata con la campionessa azzurra dello sci si svolge in un luogo particolare, l’azienda «Le Selvagge» della quale è socia. Selvagge come le 3.000 galline, «tutte della razza livornese – spiega Cesare, coordinatore della società agricola – perché sono “ovaiole” e perché rispetto a quelle rosse sono più selvatiche. Sono dunque perfette per questo ambiente boschivo: scorrazzano libere, a volte le troviamo sugli alberi».
Il menisco operato
La laurea ormai solo da festeggiare, il «sequel» di una stagione difficile ma comunque vincente, la ripartenza e il futuro. Sofia si è appena fatta sistemare un pezzo di menisco nel ginocchio destro che le dava fastidio («Operata al volo in artroscopia: dentro al mattino e fuori alla sera, uscendo sulle mie gambe senza stampelle; il dottor Panzeri è un drago») e ha voglia di parlare di certi temi. Ma prima indugiamo ancora tra pennuti, uova, sostenibilità.
Le Selvagge hanno già una seconda sede, sui colli veronesi («Arriveremo a 4.000 galline»), quindi la puntata non è «all in» ma «all chicken». Storia bellissima, ad ogni modo. «Le galline – riprende Sofia – sono arrivate il giorno prima della chiusura per il Covid: siamo stati una luce nel buio di quel periodo. Andavamo porta a porta a dare le uova, c’era un esubero allucinante. Mi è piaciuto il progetto, legato alla rivalorizzazione del territorio. Si agganciava poi un discorso di etica: qui i dipendenti sono otto, ma come lavoratori, tramite cooperative, abbiamo coinvolto ragazzi con disabilità e fragilità, oltre che immigrati. Predichiamo bene e razzoliamo meglio».
Gli animali, si sa, non sempre sono trattati bene («Report ha documentato cose terribili»), ma una delle missioni di questa azienda «è di onorare la gallina durante l’intero ciclo di esistenza». I pulcini, in base alle norme, nascono altrove («Ma sempre in aziende “bio” come la nostra»), a Lonno arrivano dopo 16 settimane.
Il gallo nel pollaio
A volte tra di loro capita qualche gallo, che però non fa la fine di quello descritto da un’altra celebre canzone, «Coccodì e Coccodà» di Nanni Svampa. «Li teniamo: servono a calmare le galline. Ma mi sa che uno – anche Cesare ridacchia – è morto di fatica: ne aveva 3.000 a disposizione...». Le selvagge livornesi, comunque, qui fanno una bella vita. Girano appunto libere, avendo capito l’ora in cui gli sportelli dei pollai si aprono, al mattino, e si richiudono, alla sera. E sono accompagnate dalla musica, secondo il principio assodato che le note fanno bene agli animali: la playlist odierna prevede il jazz «e un po’ sembra di essere nel clima di New York. A volte, però, mettiamo musica classica». Le visite di Sofia Goggia a quella che è anche la sua azienda – per inciso: le 4.000 uova prodotte ogni giorno sono vendute a ogni livello, dall’ambulante di piazza, alle catene di supermercati, ai ristoranti – non sono giocoforza frequenti: «Il tempo che ho è risicato». Ma quando trova il modo di salire a Lonno, le si apre una dimensione che ama: «Le galline mi ispirano? Be’, non darei una chiave di lettura di questo tipo. Ma venire qui, prenderne qualcuna in braccio e coccolarla – una l’ho chiamata Rosita —, mettermi davanti al rullo trasportatore per raccogliere le uova e confezionarle è un’attività ludica e catartica».
La ghirlanda d’alloro
Una catarsi, comunque, è stata anche la fine del percorso che l’ha condotta alla laurea triennale in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, con tesi su «Propaganda e soft power nella storia dei Giochi olimpici dall’antica Grecia ai giorni nostri». Catarsi perché l’ha resa dottoressa («Lo scrivo sul casco? Ma no, dai») e l’ha liberata dalla complessità di gestire sport e studio. Sofia ha già ricevuto la comunicazione, entro giugno ci sarà la proclamazione con la consegna della ghirlanda d’alloro. Fino a quel giorno il voto resta segreto, ma scommetteremmo sul 110 e lode. «È stato un “viaggio” impegnativo, anche per le regole della Luiss: gli esami, per dire, vanno sostenuti in presenza. Così mi è capitato di darne uno dopo le gare di St. Moritz e prima di quelle di Val d’Isère. Al lunedì ero a Roma, il martedì sera ero già in Francia. Ho esplorato il senso, le dinamiche, a volte le contraddizioni dei Giochi. Alla fine ho capito la loro immutata importanza, visto che determinano svolte decisive per le città che li ospitano. Sono ancora un modello? Per me sono un modello perpetuo».
Gli alti e i bassi
Non è stato semplice il cammino, dicevamo, e Sofia ha sofferto, a fronte dei vantaggi dello schema di studio «dual career» garantito dall’ateneo, l’impossibilità di seguire le lezioni: «Avrei voluto vivere la contaminazione rispetto alle loro idee. Questo mi è mancato. Ma l’avevo messo in conto e comunque studiare all’università, anche se all’inizio è stato complicato perché ho dovuto recuperare un metodo di lavoro, è stato bellissimo». Non sa ancora se aggiungerà il biennio di specializzazione. Per tante ragioni – «È come se chiedeste a uno ricoverato per un’abbondante libagione che cosa mangerà la sera» – e per il fatto che la Goggia atleta bussa di nuovo alla porta, pronta a ricominciare dopo aver sistemato il ginocchio. L’annata è stata positiva – un bronzo olimpico di enorme valore in discesa, la Coppa del Mondo di superG «che ha completato la mia dimensione di velocista» – ma ci sono stati alti e bassi e fasi dure. «Taglio corto e sintetizzo: spesso ho avvertito una pressione esagerata. E non ero io a mettermela addosso».
Mettere ordine
Cambia lo staff – lo storico skiman, Barnaba Greppi, è andato in pensione e al suo posto arriva l’altoatesino Markus Gufler; Luca Agazzi, l’allenatore, è passato alle discipline tecniche dell’Italia femminile – e la figura di riferimento torna ad essere Gianluca Rulfi, «che coordinerà sempre la Nazionale rosa, salvo seguire di nuovo me in particolare: mi trasmette equilibrio e serenità». La frase chiave sarà poi «mettere ordine». Significherà sistemare alcuni aspetti con il fornitore dei materiali, aggiustare quanto non ha funzionato in discesa, confermarsi in superG, restare ad alto livello in gigante. «Il 15 novembre compirò 34 anni. Quanto andrò avanti? Non so, di sicuro non sono più disposta a sopportare le conseguenze di un grave incidente come quello al piede: ecco, se potessi cancellerei quel giorno. Quindi rischierò di meno? In assoluto no, ma sono diventata più accorta. Il fine carriera non è definito: per restare in tema... gallina vecchia fa buon brodo». Ovviamente. Anche se Sofia delle sue «selvagge» mangia solo le uova.