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 2026  giugno 01 Lunedì calendario

La lite per la pensione dell’ex maggiordomo di Benedetto XVI

La volontà espressa da papa Ratzinger di garantire condizioni di vita dignitose alla famiglia del suo ex maggiordomo Paolo Gabriele sembra trovare un ostacolo insormontabile nella burocrazia e giustizia vaticana. Manuela Citti, la 57enne moglie dell’uomo, passato alla storia come «Il corvo» per aver rivelato i documenti riservati che alimentarono il caso Vatileaks, vive con 280 euro di pensione mensile, un mutuo e due figli a carico. La sua richiesta di alzare fino alla soglia minima la pensione di reversibilità del marito, morto ormai 6 anni fa, non è stata accolta e a nulla le è valso fare causa al Fondo pensioni della Santa Sede, dato che una sentenza di primo grado della giustizia vaticana le ha dato torto.
Sui motivi di questa decisione pende ora un ricorso in Appello che solleva questioni più ampie, perché a rappresentare la parte avversa come amministratore unico del Fondo pensioni è il cardinale Joseph Farrell, che è anche giudice di Cassazione in Vaticano: per l’avvocato della vedova, Laura Sgrò, «una palese e radicale violazione del principio di terzietà del giudice». Neanche una supplica a monsignor Parolin nel 2023, e quella successiva, nel 2024, a papa Francesco, sono servite a far cambiare la decisione e nel processo di primo grado non è stata ammessa la testimonianza potenzialmente decisiva di chi raccolse la volontà espressa da Ratzinger.
Due passi indietro. Gabriele, aiutante di camera di Benedetto XVI dal 2006, viene arrestato dalla Gendarmeria vaticana il 24 maggio 2012 perché trovato in possesso di copie di carte riservate della Santa Sede. Processato per furto aggravato, viene condannato ad ottobre a tre anni di reclusione, poi ridotti a un anno e 6 mesi. Joseph Ratzinger lo grazia e gli fa visita in cella il 22 dicembre dello stesso anno, pochi mesi prima di rinunciare al suo mandato. Dopo il licenziamento dal suo ufficio, Gabriele – già gravemente malato – va a vivere fuori dal Vaticano ma viene poi riassunto dalla Santa Sede in una cooperativa sociale. Il 24 novembre 2020 muore a 54 anni. La vedova, che avrebbe i titoli per vedere integrata la pensione di reversibilità fino al minimo (800 euro), vede liquidare la sua richiesta con un versamento una tantum per i 13 anni di servizio presso la Santa Sede (1999-2013) – 110.809 euro, già utilizzati per abbassare la rata del mutuo – e il rigetto di ogni concessione per il periodo successivo, cinque anni e 5 mesi alle dipendenze della basilica di San Paolo fuori le Mura. E così fa causa al Fondo pensioni per una interpretazione sbagliata del regolamento generale che non vedrebbe in contraddizione la concessione dell’una tantum con la pensione minima. E, soprattutto, per il mancato rispetto della volontà di papa Ratzinger di tutelare la famiglia del suo ex maggiordomo. A fronte di una questione così complessa e delicata, la sentenza di primo grado, lamenta la parte ricorrente, si fonda invece essenzialmente su questioni procedurali legate ai tempi di presentazione dei ricorsi.
«Manuela Citti è povera. Come può definirsi una donna che è costretta a vivere con 70 euro a settimana e un mutuo che durerà fino a quando avrà più di 80 anni? La povertà, come dice Leone XIV, è una urgenza non rinviabile»
, ha argomentato in aula l’avvocato Sgrò, parlando di istituzioni vaticane «arroccate sulle loro posizioni e sulla stretta applicazione della norma». La sua richiesta di ammissione al patrocinio gratuito per la propria assistita non è stata esaminata ad oltre un mese dalla presentazione.