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 2026  giugno 01 Lunedì calendario

Rosetta Calavetta, la dama del doppiaggio italiano

Aveva un vezzo da diva: recitava nel buio delle sale di doppiaggio rigorosamente in guanti bianchi, dopo aver posato il cappellino, ne aveva di tutte le fogge, sullo sgabello di fianco. E prima ripuliva le cuffie con una boccetta di alcol che teneva sempre nella borsetta. Per lei il doppiaggio non era un lavoro, ma un rito sacro, per questo si presentava davanti al leggio sempre elegantissima, fresca di parrucchiere e con un filo di perle al collo. Rosetta Calavetta, palermitana di nascita, ma vichinga di carattere, aveva 24 anni quando superò il provino per dare la voce a «Biancaneve», il primo classico di Disney di sempre, e da lì a stelle e stelline del cinema fino a regalare, come scrive il regista Umberto Cantone, «scintillio sensuale alla marmellata fonetica della divina Marilyn Monroe». Il successo italiano della bionda più amata di Hollywood, cento anni oggi, è figlio anche della sua voce italiana unica, inconfondibile.
Rosetta, con quel nome pulito di una volta e i capelli biondi arricciolati, debutta come attrice sedicenne con il sonoro appena nato, poi, educata dalla prosa radiofonica, diventa le voce delle grandi dive dell’epoca: Ava Gardner, Rita Hayworth, Lana Turner, Veronica Lake, sex symbol dell’epoca anche se la «Domenica del Corriere» la racconta come «una tranquilla signora dal volto sereno che ispira rispetto, non certo passioni travolgenti».
«La sua forza – spiega Doppiaggio&cinema – era in una sorprendente estensione vocale, quasi da cantante lirica». Per la scrittrice Valeria Paniccia la Monroe «aveva creato una voce quasi balbettante, con squittii, soffiate, sonorità acute profondamente seducenti» e Rosetta «il suo doppio vocale, era stata brava quanto lei a inventare una voce che si incollava sulle curve e sulla bocca della star americana, creando sonorità infantili, quando il sesso è ancora gioco». Nonostante fosse più anziana di dodici anni, non era la sua doppiatrice ma la sua gemella diversa, era Marilyn che parlava italiano. La doppia in «Quando la moglie è in vacanza», «A qualcuno piace caldo», «Il principe e la ballerina», «Niagara», «Come sposare un milionario», lascia «Gli uomini preferiscono le bionde» a Miranda Bonansea, la moglie di Claudio Villa, e «Eva contro Eva» a Zoe Incrocci, la nonna paterna di Giorgia Meloni.
Il settimanale «Oggi» le dedica la copertina quando i nomi dei doppiatori non compaiono neanche nei titoli di coda, lei gioca con le somiglianze e un servizio fotografico la trucca, la veste e la pettina come lei. È la Janet Leigh di Psycho, la Moneypenny di tutti i Bond di Sean Connery, Sophia Loren e Gina Lollobrigida, sa essere cattivissima come Crudelia De Mon ne «La Carica dei 101» e la signorina Rottenmeier in «Heidi». «Avevo sette anni e la vedevo come fosse un personaggio della fiabe – racconta Francesca Guadagno, la voce di Heidi – una signora d’altri tempi, piccolina, biondissima, con tanti cappellini svolazzanti. Ma è stata la mia scuola, ho imparato tanto da lei». Aveva sposato un commerciante di lumi e paralumi, ma il grande amore era stato Giulio Panicali, alter ego di Tyrone Power e Kirk Douglas, «uomo molto affascinante ma ruvido al limite dell’insolenza» ricorda Rita Savagnone, moglie di Ferruccio Amendola e madre di Claudio, oltre che voce di Liz Taylor, Liza Minnelli e Claudia Cardinale: «Rosetta era molto affettuosa con me, anche perché aveva studiato canto con mio padre Giuseppe che era direttore d’orchestra, mi vedeva e mi accarezzava le guance. Ma non era amica di nessuno e, al contrario di Marilyn, teneva tutti a distanza. Fredda, quasi asettica, ma un’attrice meravigliosa». Rosetta Calavetta se ne va nel 1993 a 78 anni, discreta, silenziosa, invisibile. «Sparita – come scriveva Pasolini di Marilyn – come un pulviscolo d’oro».