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 2026  giugno 01 Lunedì calendario

Colombia (divisa) al voto

Voto ad altissima tensione, con un testa a testa fra due figure agli antipodi, per le presidenziali in Colombia: il candidato di estrema destra Abelardo De La Espriella, 47 anni, detto «El Tigre», e il candidato di sinistra Iván Cepeda, 63 anni, erede politico dell’attuale presidente Gustavo Petro sono arrivati quasi pari al primo turno elettorale, rispettivamente con il 44% e il 41% delle preferenze. È dunque un Paese spaccato a metà e insanguinato dalla peggiore ondata di violenza dell’ultimo decennio quello che il prossimo 21 giugno, al ballottaggio, dovrà decidere chi guiderà il Paese per i prossimi quattro anni, a partire dal 7 agosto quando terminerà il mandato di Petro.
Come previsto dai sondaggi, nessuno dei 12 candidati in lizza ha ottenuto il 50% più 1 dei voti per passare al primo turno. È sorprendente, però, il risultato dell’imprenditore filo-trumpiano De La Espriella che, contro i pronostici della vigilia, è arrivato primo, sorpassando in volata Cepeda. Grande delusione, invece, per la senatrice Paloma Valencia, 48 anni, di Centro Democrático, erede della destra uribista che per tanti anni ha governato la Colombia e le sue istituzioni. È arrivata soltanto terza con il 7%, un distacco abissale dai duellanti. I suoi voti, se si raggiungerà un accordo unitario delle destre, potrebbero però garantire la vittoria di De La Espriella al secondo turno.
Personaggio eccentrico e roboante, «El Tigre» ha la doppia cittadinanza colombiana e italiana, incide dischi in cui canta opere liriche e ha vissuto a lungo a Firenze («un idillio», dice di quel periodo). Si è candidato con Defensores de la Patria, movimento che non ha alcun deputato, seguendo le orme del salvadoregno Nayib Bukele e dell’argentino Javier Milei. «Sconfiggeremo quelli di sempre!», ha scritto sui social, pubblicando una foto assieme alla famiglia seduta a colazione con un marchio americano di corn-flakes con la tigre.
Fino a pochi giorni fa, il favorito era il filosofo Iván Cepeda. Figlio di un leader comunista assassinato nel 1994 da poliziotti collusi con gruppi paramilitari, il candidato della sinistra ha promesso di portare a termine il programma di sinistra che Petro, privo di maggioranza in Parlamento e molto conflittuale nella gestione del governo, è riuscito ad attuare solo parzialmente. I suoi maggiori risultati sono stati l’aumento del salario minimo e un’edulcorata riforma del lavoro. «Votate per l’eliminazione della povertà e della disuguaglianza», ha scritto sui social ieri Cepeda, che è stato uno degli architetti dell’accordo di pace con le Farc del 2016, ha partecipato attivamente ai più recenti colloqui con l’Esercito di liberazione nazionale e ha preannunciato di voler perseguire la «pace totale» con la guerriglia, strategia ferocemente avversata dalle destre.
«Nel mio governo non ci sarà alcun processo di pace», ha assicurato al contrario De La Espriella, che afferma di voler lanciare una campagna di bombardamenti aerei e fumigazioni contro narcotrafficanti e gruppi armati «nei primi 90 giorni del mio governo». Noto penalista, a capo di un impero imprenditoriale che spazia dall’abbigliamento al rum, l’outsider ultrà annovera tra i clienti personaggi discussi come il faccendiere Alex Saab, alleato dell’ex dittatore venezuelano Nicolás Maduro e attualmente detenuto in Usa. «Un amico dei banditi», lo aveva definito per questo Valencia.
La sua retorica massimalista piace, però, all’elettorato deluso dalla politica tradizionale e preoccupato dal rigurgito di criminalità e violenza, costata la vita lo scorso anno anche al candidato presidenziale Miguel Uribe. «El Tigre» ha promesso la liberalizzazione del porto d’armi, supercarceri e «pugno duro» – la ricetta vincente di Bukele in Salvador – e ha ventilato la possibilità che gli Usa possano intervenire militarmente in Colombia contro i narcos, con un nuovo «Plan Colombia». Sul piano sociale ed economico si allinea alla ricetta di Milei: meno Stato e burocrazia, briglia sciolta al capitale privato.